La vicenda di Ugo Russo ha scatenato una pioggia di commenti e parole contro il 15enne morto nel tentativo di una rapina a un carabiniere fuori servizio. Nel turbinio sui social corrono anche le parole d’amore della maestra del fratello di Ugo. Una maestra che lavora in una zona difficile della città, dove i banchi restano spesso vuoti e la scuola rimane un presidio di legalità, punto di riferimento per tanti giovani che si perdono facilmente. “Oggi è stata una giornataccia, in tutti i sensi – ha scritto la maestra appena saputa la notizia – Non ho aperto Facebook perchè immaginavo quale sarebbero state le reazioni ignoranti. Immaginavo che chiunque avrebbe cominciato a parlare da scienziato per sputare veleno su una storia che vede solo molto lontana”.

“Io ho passato metà giornata al cellulare con i miei alunni e con i genitori dei miei alunni, perchè Ugo è il fratello di un mio studente – racconta la maestra nel post che sta facendo il giro del web – Io sono una delle insegnanti di questi Ragazzi che i piú si sono affrettati a definiré criminali. Non so come osate permettervi, non so chi pensate di essere. Non lo so so perchè per tutto il giorno a differenza vostra io ho cercato solo parole di conforto per i miei alunni che hanno paura. Hanno paura di questa società di merda che non fa altro che respingerli, emarginarli ed escluderli. Bravi! Tutti bravi”.

La maestra chiama i suoi “Ragazzi” con la maiuscola, dimostra di amarli e rispettarli. Non giudica la famiglia Russo ma solidarizza con loro.”Sono vicina alla famiglia Russo e la abbraccio tanto. Non ho paura a dirlo e scriverlo sui social perchè da dopo domani quando tutti questi leoni da tastiera si saranno dimenticati di Ugo e della sua famiglia, io no non avrò dimenticato un bel nulla. Starò in classe con suo fratello e me ne prenderò cura. Ma non preoccupatevi perchè riuscirò a trovare il doppio delle parole d’amore a fronte di tutte le cattiverie che avete cacciato.
La realtà è che una famiglia ha perso un figlio, morto ammazzato da un carabiniere. Nulla è paragonabile al loro dolore.”