«Sono state giornate impegnative ma finalmente riesco a prendere fiato». Daniela Cuccurullo è un’insegnante e un’esperta di didattica a distanza. Ma soprattutto è un’animatrice digitale. «Per anni – racconta – la nostra figura nelle scuole è stata avvertita come secondaria. L’emergenza coronavirus ha fatto venir fuori l’importanza del nostro ruolo». Nelle scorse ore la professoressa Cuccurullo ha messo a punto il sistema di e-learning che l’Istituto Tecnico Tecnologico Giordani-Striano di Napoli (dove insegna lingua inglese) utilizzerà in questi giorni di stop forzato della didattica. «L’istituto parte avvantaggiato – spiega la professoressa – perché già prima dell’emergenza era dotato di un sistema di digitalizzazione all’avanguardia. Purtroppo non è così ovunque. Direi che soltanto il 5 per cento delle scuole del nostro territorio è nella stessa posizione».
Il Piano Nazionale “Scuola digitale”, previsto dalla riforma renziana della Buona Scuola entrata in vigore nel 2015, ha messo a disposizione una serie di fondi per l’innovazione digitale degli istituti scolastici italiani. «Molte scuole – spiega l’esperta – si sono fatte trovare impreparate e non hanno saputo cogliere l’opportunità. Oggi che la digitalizzazione è diventata necessaria si trovano in seria difficoltà». Colpa dei singoli istituti, dunque. Ma anche degli enti locali e regionali che quasi sempre sono proprietari degli edifici scolastici e principali finanziatori delle iniziative intraprese dalle scuole.
Prendiamo ad esempio la dotazione di connessioni a banda ultra larga (necessarie all’utilizzo di software di e-learning a distanza). Secondo il Report “Educare Digitale 2019” di Agcom, in Campania (insieme a Basilicata, Calabria e Lazio) «si riscontrano modeste percentuali di scuole con la disponibilità di connessioni di questo tipo» rispetto al resto del territorio nazionale. «Io non ne farei una questione territoriale», spiega la professoressa Cuccurullo. «Ci sono tanti istituti in Campania e in generale al Sud in cui il grado di digitalizzazione è elevatissimo. Molto più della media delle regioni settentrionali. A mio avviso il problema vero è un altro: la mancanza di organizzazione e di vision che caratterizza alcuni istituti». Una vision digitale che non è mancata a una cinquantina di scuole campane che hanno creato un network, la “Rete dell’innovazione”.
Mettendo a sistema l’esperienza degli animatori digitali di ognuno di quegli istituti, ciò ha permesso la creazione di aule in ambiente digitale che stanno sostituendo completamente la didattica frontale in questi giorni di emergenza Coronavirus. E per gli altri istituti? «La tecnologia attuale – risponde la docente – permette a tutti di sopperire in qualche modo ai ritardi delle scuole. Basta una postazione con collegamento a internet per studenti e docenti così da organizzare video-lezioni su Skype oppure utilizzare software di e-learning gratuiti che si trovano in rete». Altra questione è la preparazione dei docenti. «Nella scuola italiana c’è ancora chi ha difficoltà a utilizzare i computer – confessa Cuccurullo – e qualcuno non sa nemmeno come accenderlo. Ora che siamo in emergenza abbiamo pensato di creare dei tutorial per insegnare le basi. Ma per il futuro è necessario agire in maniera più efficace». Questo triste momento di emergenza Coronavirus, però, potrebbe avere delle ricadute positive sul mondo della scuola italiana. Nei giorni della chiusura di tutte le scuole della zona rossa colpite dall’epidemia di Covid-19, Indire (l’istituto del Miur che si occupa di ricerca educativa e innovazione) ha implementato dei seminari web sulla didattica a distanza. «Nei giorni successivi – racconta la professoressa Cuccurullo, tra gli esperti chiamati dal Ministero a tenere i seminari – i webinar sono stati aperti ai docenti di tutte le scuole del Paese. Ebbene, la risposta è stata estremamente positiva e l’entusiasmo dei docenti è alle stelle».
Il Coronavirus, dunque, potrebbe rappresentare quella spinta all’innovazione e alla digitalizzazione che serviva al sistema scolastico italiano. «Magari – conclude la docente – potremmo arrivare ai livelli di digitalizzazione del Nord Europa. Per ora, però, la priorità è garantire a tutti gli studenti il diritto allo studio». Insomma, un passo alla volta.