Guai a chiamarla maga. Italia Papello, calabrese appassionata di calcio ed amica di calciatori e dirigenti sportivi. La sua storia è di quelle che possono non essere credute, ma nel mondo del pallone, da circa quarant’anni a quanto pare, sono in molti a credere nelle sue preghiere. «Non conoscevo il calcio – racconta – ero una giovane mamma e mio marito era un grande tifoso del Catanzaro. Lo accompagnai allo stadio in occasione di Catanzaro – Juventus (era il 1978 e finì 0-0) e quando Franco Causio stava per tirare il rigore ero certa che avrebbe sbagliato. Da quel momento un dirigente mi chiese di iniziare a pregare per il Catanzaro».

Ultimamente è molto vicina al Lecce che il Napoli affronterà domenica al San Paolo. «Alcuni giocatori del Catanzaro furono trasferiti al Lecce e mi chiesero di continuare a pregare per loro. Non mi sono tirata indietro. Ed in modo molto naturale è iniziato il rapporto anche con la società». Un rapporto che oggi prosegue con stima e riservatezza. «Il presidente è una persona degna di rispetto. Sono stata io a domandargli di avere fiducia in me. Non mi hanno chiesto nulla. Non credevano di poter superare tante difficoltà e da quando ho rimesso piede nella città di Lecce, ho lasciato un’impronta bellissima. Sono stata vicina al Lecce dalla serie C fino ad oggi che si trova in serie A. E in ricordo della promozione in serie A ho ricevuto anche una targa».

Dalla Calabria al resto d’Italia è stato un attimo perchè scorrendo i ricordi della signora Italia ci sono aneddoti curiosi come la vigilia del secondo scudetto della Roma nel 1983 (ndr: in quella squadra giocavano Aldo Maldera, Carlo Ancelotti, Falcao): «Un mio parente mi accompagnò in ritiro a Trigoria. Incontrai un gruppo di calciatori provenienti dal Milan. Ho cercato di dar loro coraggio, di animarli e chiesi di vincere lo scudetto. La Roma lo vinse e fu una grandissima gioia per me e per loro».

Ma in che modo Italia Papello riesce a catturare l’attenzione dei calciatori? «Gli atleti vivono emozioni molto forti – spiega – e hanno bisogno di sentirsi incoraggiati. A me basta parlare con loro per trasmettere determinazione, capacità e sensazioni positive». Una sorta di motivatrice o di maga? «Essere definita maga è un’offesa alla mia dignità. Sia chiaro non faccio miracoli. Offro le mie preghiere nel silenzio ed ho capito che in questo modo posso aiutare gli altri. Sono consapevole del fatto che servano anche i meriti nella vita per riuscire a raggiungere un traguardo. La sola preghiera non può bastare». Le basta insomma il dono della parola. «Ho iniziato col Catanzaro calcio, poi sono stata vicina alla Salernitana e al Lecce. Con il dono della parola riesco a ricaricare alcune persone ed ho risollevato giocatori da infortuni».

La signora Italia si definisce una miracolata: «A 33 anni stavo per morire. Mi avevano diagnosticato una forte leucemia. Oggi sto bene e mi sento miracolata. Per questo ho deciso di regalare agli altri la gioia della vita attraverso le mie preghiere». Tiene a precisare che non chiede denaro per trasmettere l’amore di Dio. E’ gentile, vulcanica, disponibile e riconoscente verso gli altri. E se la chiamasse il Napoli per proseguire la marcia positiva? Italia Papello non esita: «Non ho mai detto di no a nessuno. La mia porta sarà sempre aperta a chiunque sia realmente bisognoso di aiuto. Le preghiere servite a guarire la mia vita sono quelle che recito per gli altri, così raccolgo frutti e soddisfazioni». Sarà allo stadio domenica per Napoli-Lecce? «Non programmo mai le partite alle quali partecipare, ma vi ringrazio per avermi chiamata. Pregherò voi».