Il no alla manifestazione di domani a Scampia che ha costretto la Lega a fare un passo indietro e rimandare se non annullare l’evento di presentazione del proprio candidato alle suppletive senatoriali è un no all’uso del quartiere come modello di periferia per spot elettorali o passerelle politiche. Lo spiega Apostolos Paipais, presidente dell’Ottava Municipalità (Scampia, Marianella, Piscinola, Chiaiano), fresco di nomina come coordinatore territoriale di Italia Viva a Napoli.

Perché tanta mobilitazione contro la Lega?
Da un punto di vista istituzionale sono favorevole a tutti i movimenti in grado di coinvolgere i cittadini verso un processo democratico e una partecipazione attiva alla vita politica e istituzionale del territorio, come il movimento delle sardine. Da un punto di vista politico sono fermamente contrario al sovranismo e al populismo, come quello dettato dalla Lega che in questi anni oltre a screditare il Sud e le periferie non ha fatto nulla per supportare il lavoro di chi, fra comitati, associazioni, parrocchie e istituzioni locali, se pure con grande fatica si è impegnato e si sta impegnando concretamente per il quartiere. La protesta è contro chi fomenta e distribuisce tensione e paura.

Le criticità di Scampia e delle periferie hanno però origini più antiche del governo in cui c’è stata anche la Lega? Come mai non si è protestato allo stesso modo anche contro le altre amministrazioni?
Non posso fare un processo a trent’anni di gestione del territorio. Di certo a livello comunale non c’è stato il decentramento amministrativo affidato alle Municipalità, non ci sono stati fondi e ora, grazie a Quota 100 che critico, c’è anche una grave carenza di personale. A livello nazionale è stata cancellata dal nuovo governo la Commissione periferia istituita dal governo Renzi e che monitorando e studiando le criticità dei quartieri consentiva di stanziare fondi in maniera mirata. Sono pronto a un confronto pubblico con i rappresentanti della Lega per parlare di cosa è stato fatto a Scampia e nella periferia a nord di Napoli: io dico nulla, se non allarmismo. Non ci sono stati interventi concreti in termini di sicurezza e, quando ci sono stati casi eclatanti, dopo la convocazione di un tavolo tecnico in Prefettura le nostre richieste di più forze dell’ordine o videosorveglianza sono rimaste inascoltate. Bisogna pensare a Scampia come al centro della città metropolitana e pensare di investire per risanare tutti i centri storici dei quartieri napoletani.

Da quartiere simbolo dell’abbandono urbano e sociale Scampia può diventare modello di rinascita?
È un quartiere in cui è cominciato un processo di riqualificazione, grazie soprattutto all’impegno di comitati, associazioni, parrocchie, scuole e anche grazie agli effetti del Patto per Napoli che Renzi firmò con de Magistris. Siamo lontani da certi standard, c’è la Metropolitana grazie alla Regione ma serve un piano integrato di trasporti pubblici, si abbatteranno le Vele ma occorre un piano di edilizia urbana, c’è un tasso di disoccupazione del 70%. Occorre vigilare sui fondi concessi affinché non si disperdano gli sforzi compiuti e intervenire con azioni concrete andando oltre i colori politici.

In che senso?
Una sinergia istituzionale che attualmente è debole e punta sul dialogo tra Municipaltià, Comune, Regione, Governo ed Europa. Servirebbe per affrontare temi importanti per la periferia e la città come la disoccupazione (bisogna invogliare le aziende a investire); roghi tossici (se ne parla da trent’anni ma non si è fatto ancora nulla per fermarli davvero, ultimamente la Regione sta attuando delle bonifiche ma bisogna investire in maniera mirata su tutela dell’ambiente e gestione dei campi rom); patrimonio e edilizia scolastica (ripartire dal progetto Sirena per l’edilizia privata e da
un censimento che evidenzi gli interventi di priorità per la messa in sicurezza dell’edilizia pubblica). E fondamentale è investire sulla scuola come istituzione ma anche in termini di edilizia scolastica. Sul piano politico è necessario un patto generazionale per la futura classe dirigente che segni una passaggio tra vecchia e nuova generazione e abbia come priorità il bene dei cittadini.