Il suo calcio offensivo ha fatto scuola. Così come le scale che faceva salire e scendere ai giocatori durante le intense preparazioni estive. Zdenek Zeman, nella sua carriera da allenatore, a Napoli ha avuto una parentesi breve, di sei partite. Era un Napoli appena promosso in serie A. Zeman si era dimesso dalla panchina turca del Fenerbahce e fu esonerato da Corbelli. A Lecce, nella stagione 2004/2005, ha ottenuto la salvezza in A. Per la prima volta nel campionato italiano la squadra che aveva subito più gol non retrocesse. L’attacco salentino fu il migliore dopo quello della Juventus. Zeman non ebbe il rinnovo, poi tornò su quella panchina nel 2006. Il Lecce era in B. L’esperienza durò sei mesi.
Il suo Lecce dava spettacolo. Oggi che squadra vede?
«Una neo promossa per due volte di fila. Non abituata a giocare a certi livelli. Hanno vinto, e bene, la prima partita in casa dopo tanto tempo. Vedremo se riusciranno a migliorarsi nel rendimento in casa».
Napoli-Lecce che partita sarà?
«Sono due squadre che non hanno attraversato buoni periodi, ora si stanno svegliando. Ci dovrebbe essere differenza a favore del Napoli ma il Lecce non è da sottovalutare. Da un punto di vista tattico Liverani ha corretto un pò il 4-3-3. Il Napoli sta cercando ancora soluzioni definitive. Gattuso ha trovato la sistemazione con gli acquisti di gennaio e quindi può fare meglio».
In che modo?
«Nel calcio ora bisogna giocare tutti in fase offensiva e tutti in fase difensiva. Adesso lo stanno facendo anche alcuni che non hanno queste caratteristiche. Tipo Insigne, che si sacrifica ma lo sta facendo».
A Foggia ha avuto prima Insigne. A Pescara anche Immobile e Verratti. Ha formato questi calciatori che oggi sono talenti voluti da tutte le società europee. Hanno ancora margini di crescita?
«Stanno facendo tutti molto bene. Immobile è capocannoniere anche quest’ anno. Insigne ha avuto dei vuoti a Napoli che non sono dipesi dalle sue qualità, ma dalla mente, che non era ben preparata. Verratti è un talento. Grandissimo regista. Per tre anni è stato miglior giocatore in Francia. Di più non potrebbero fare».
Come vede il momento di Insigne?
«Nelle ultime partite sta facendo molto bene. Sia in fase difensiva, dove era latente, che offensiva. Come posizione ci mette impegno. In fase offensiva penso che abbia la visione della porta, ama gli assist, vede i movimenti dei compagni e il gioco».
Il suo modo di giocare resta attuale. Poteva essere l’allenatore ideale per il Napoli di Aurelio De Laurentiis, un dirigente che apprezza il calcio spettacolo?
«Napoli ha avuto allenatori importanti, come Sarri e Ancelotti. Con Sarri sono stati vicini a lottare per il titolo. Senza Firenze, il Napoli poteva fare molto meglio. Ancelotti ha vinto tanto dappertutto. Sono loro gli allenatori giusti per Napoli».
Perché secondo lei non ha funzionato con Ancelotti?
«Si è rotto qualcosa. La squadra ha iniziato bene. Dopo il ritiro obbligato sono saltati i collegamenti tra società e squadra. Troppa confusione e la squadra è sprofondata».
Lei come avrebbe gestito l’ammutinamento?
«Difficile parlare di cose dove non sei presente. Quando si va in ritiro di solito decide la società con l’allenatore. Non so se la prima volta l’allenatore era d’accordo con i giocatori e poi ha cambiato idea».
Il 4-3-3 di Zeman era molto offensivo. Cosa pensa del 4-3-3 Napoli di Gattuso?
«Il Napoli ha fatto molto bene. La prima crisi venuta quest’anno è stata più per questioni provenienti da fuori che da dentro il campo. La squadra è stata costruita bene ma con la mancanza di Koulibaly qualche problema c’è sempre».
Ci spiega?
«Koulibaly faceva molte cose e giocava da solo contro tutti. Sempre al posto giusto, sapeva leggere le situazioni meglio di altri. Normale che la mancanza di un giocatore così importante nella fase difensiva si faccia sentire».
Lozano è stato il calciatore più costoso dell’era De Laurentiis, perchè non riesce ad esprimersi ?
«Sarà sicuramente di talento, ma se preferiscono Milik, che sta facendo bene, ci sarà un motivo».
Gattuso adesso ha un ricambio in ogni reparto. Può essere un vantaggio?
«Mancava un regista vero, ora ne dovrebbe avere due. Demme mi ha fatto una buona impressione».
Parliamo della preparazione atletica di oggi. I suoi giocatori correvano tanto.
«Se uno vuole migliorare deve lavorare. La preparazione atletica è cambiata perché i preparatori provengono da altri sport. Il calcio è una branca dove ci vuole tutto e loro che sono specializzati in altri sport, specialmente individuali, per me non vanno bene. Dicono sia l’evoluzione della preparazione, ma per me è sbagliato. Pensiamo ai ritiri estivi. Dopo due mesi al mare i giocatori iniziano a fare scatti, senza formare la base. Dopo tre giorni poi, devono andare a giocare all’estero. Il giocatore così non può essere pronto. La maggior parte degli infortuni dipende da quello: non c’è la base. Non si lavora per preparare un atleta».
Ultimamente, parlando di calcio femminile, lei ha detto che in Italia le donne stanno in cucina. Lo pensa davvero?
«È stata una forzatura mia a favore del movimento femminile. Per decenni le donne in Italia non hanno partecipato ad alcune attività. A Sanremo anche Rita Pavone ha cantato: “La domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita”. La domanda che mi hanno fatto era perché il movimento è arrivato in ritardo ed io volevo dire che era per la mentalità italiana. Pensavo di dire una cosa giusta per le donne. Io sono contrario a questa vecchia mentalità. Dicendo che le donne cucinano, era un’offesa per i maschi che non fanno niente in cucina. Ho commentato una vecchia mentalità. Anche ora le donne nel calcio sono viste male. Sono stato uno dei primi nell’86 ad apprezzare Carolina Morace, a Trani. Non ho nulla in contrario sull’attività, basta che si divertano. Il discorso del professionismo invece non lo vedo bene. Perché relativamente alla gestione economica, squadre di serie C maschile non ce la fanno. Se hanno problemi loro col professionismo e semiprofessionismo, voglio vedere le donne come ci arrivano».
Vuol dire che la sua dichiarazione è stata travisata e lei non è sessista?
«Lo ha fatto chi lo vuole travisare. Poco prima avevo parlato bene del calcio femminile, dello sviluppo, del mondiale, perché mai avrei dovuto cambiare idea alla fine?».
Secondo lei ha fatto bene il presidente della Fiorentina Commisso a fare quelle dichiarazioni sull’arbitraggio dopo la partita contro la Juventus?
«Dichiarazioni così creano solo problemi. Vero è che la Juventus è abituata ad avere gente contraria. Secondo me i due rigori sono giustificabili dai regolamenti».
Questo regolamento crea confusione?
«Sui falli di mano sicuramente. Una volta erano involontari e volontari. Oggi si fischiano anche gli involontari. Non tutti i giocatori si devono tagliare le braccia. Per esempio il gol annullato alla Sampdoria ( nella gara col Napoli), dove doveva mettere il braccio Gabbiadini?»
Quindi la regola andrebbe rivista?
«Penso di siì perché così com’è adesso ai giocatori dovrebbero tagliare le braccia».
Parliamo di Var.
«Non mi è mai piaciuto, però in molte situazioni è servito. Si fanno meno errori grazie al Var, anche se interrompe il gioco per lungo tempo ed in molte occasioni è indeciso. Io sono abituato ad arbitri che facevano errori, ma si giocava e si passava sopra. Le interruzioni non mi piacciono, troppo lunghe. Non si sa se decide arbitro, Var o telecamera. Poi vanno allo schermo e non confermano la visione di quello che si vede nel video».
Inter e Lazio possono insidiare la corsa della Juventus per lo scudetto?
«La Juventus è sempre favorita perché ha una rosa più importante. Inter, Atalanta e Lazio si giocheranno la Champions».
E il Napoli, ha superato la crisi?
«Difficile dirlo. Ha fatto bene le ultime partite ma non so se basta. Nove punti dalla zona Champions sono tanti. Può arrivare in Europa e la Coppa Italia è una competizione da non snobbare».