La crisi del Napoli ha radici profonde e non può essere risolta dal solo Gattuso, ma il tecnico calabrese sta dando un grande contributo nell’aiutare il club e i giocatori a uscirne e a far sì che le vittorie contro Lazio e Juve siano il viatico per una vera rinascita. Non spetta al mister risolvere le evidenti spaccature tra De Laurentiis e alcuni “senatori” della squadra. Non può toccare a lui, arrivato a Castelvolturno appena lo scorso 11 dicembre, ricomporre quegli scontri che nei mesi scorsi avevano lacerato l’ambiente partenopeo. Non ha alcun potere, il ringhioso ex mediano di Milan e Nazionale, di rinnovare contratti milionari o di cancellare multe. Gattuso, però, sta ottimamente rimettendo le cose a posto sul piano del gioco, della tattica, dei ruoli e delle gerarchie all’interno della squadra, restituendo certezze a uno spogliatoio che sotto la gestione Ancelotti si era diviso in gruppi e gruppetti.

Gattuso ha restituito identità e anima al Napoli. Contro Lazio e Juve si è visto innanzitutto un gruppo compatto, determinato a vincere. Aspetto da non sottovalutare, perché la ritrovata voglia di giocare e i buoni risultati potrebbero molto aiutare, sia sul fronte dei giocatori che su quello della dirigenza, a far ritrovare la serenità perduta. La controprova si avrà giorno dopo giorno, partita dopo partita, iniziando dalla mai facile trasferta di Genova contro la Samp, ma l’impressione è che finalmente si sia voltato pagina, che non sia un fuoco di paglia ma vera rinascita. La foto del giorno è senz’altro quella di Insigne e Gattuso che si abbracciano forte dopo il gran gol del talento di Frattamaggiore contro la Juve.

Il Capitano ritrovato e il suo allenatore che lo sta valorizzando sottolineandone, evidentemente, l’importanza all’interno del gruppo e schierandolo nella posizione giusta (esterno d’attacco sulla sinistra) e nel modulo più logico per sfruttarne le migliori qualità: quel 4-3-3 di sarriana memoria che incredibilmente, con una cocciutaggine che mai gli era appartenuta in una carriera costellata di successi, Ancelotti aveva ripetutamente scartato. Ancora oggi c’è da chiedersi cosa abbia spinto il pluridecorato tecnico emiliano a fissarsi con un 4-4-2 che non ha prodotto altro risultato che snaturare sulla linea mediana il talentuoso, ma compassato, Fabian Ruiz e in attacco l’intero, nutrito, pacchetto di esterni offensivi composto da Callejon, Lozano, Younes e appunto Insigne.

Con Gattuso la musica è cambiata. Si nota una mano netta e decisa nel lavoro in settimana sugli schemi, nell’applicazione costante al fraseggio corto, partendo palla a terra dalla difesa, con improvvise aperture sugli esterni. Un punto da non sottovalutare è l’impegno profuso da De Laurentiis e dal direttore sportivo Giuntoli sul mercato di riparazione. Mai si erano visti, negli ultimi anni, tanti investimenti a gennaio. Più di 50 milioni di euro per portare a casa l’ottimo Demme dal Lipsia (che bravo il tedesco a prendere subito in mano la squadra con intelligenza tattica e personalità!), Lobotka dal Celta Vigo e Politano dall’Inter. Pedine perfette per Gattuso, Tre acquisti indicati dall’allenatore calabrese: gente già pronta e rodata, giocatori di lotta e di governo. Demme e Lobotka servivano come il pane per restituire sostanza e geometrie a un centrocampo sconclusionato, Politano sarà una spina nel fianco delle difese avversarie, costituendo una grande alternativa tattica a Callejon: mentre lo spagnolo è un destro che affonda per crossare al centro, l’ex nerazzurro è un mancino che ama rientrare sul piede preferito per battere in porta.