Caro direttore, mi ricollego al dibattito sulla candidatura di Sandro Ruotolo alle elezioni suppletive napoletane. Non mi sfugge l’importanza di una prova di dialogo con gli elettori di De Magistris (meno con il sindaco), della crepa che si è aperta nel Movimento Cinque Stelle, di un esordio vittorioso della nuova segreteria del Pd napoletano. Le suppletive hanno inoltre tassi di partecipazione assai ridotti che rendono senz’altro vantaggioso ricorrere ad un nome noto all’opinione. Il tema è qual è l’immagine del Partito democratico napoletano (nonché meridionale), atteso che quella attuale, qualunque sia, non incontra le simpatie degli elettori, salvo lodevoli eccezioni locali, e che senza una ripresa di immagine del partito nel Mezzogiorno non torneremo mai al governo nazionale per la via delle elezioni. Come prima ancora il Pds post-Chiaromente e i Ds, il Pd usa attingere a un certo segmento della società civile, che è una espressione qualificata del tutto: candidature di personalità assurte a simboli della legalità e dell’etica pubblica (ne conto una decina, a partire da Santoro nel 2004), a cui ha fatto finora da pendant una realtà ordinaria della vita del partito stentata e non sempre commendevole. Manca finora la volontà di offrire una narrazione di un moderno partito riformista che si adopera con forze endogene per lo sviluppo del Mezzogiorno. In suo luogo campeggia, quando va bene, l’idea di un partito guardiano contro le degenerazioni del tessuto civile meridionale. Giornalisti, magistrati e paladini della legalità (testimoni di vicende di camorra, prefetti, educatori).

Non sono in discussione la qualità e la professionalità. Ma mi permetta un’osservazione. Fossimo in questi ultimi quindici anni riusciti a modificare l’immagine del partito rendendolo più gradito ai consociati, la considererei una via da perseguire. Non mi pare, purtroppo, sia andata così. La ragione è che le persone chiedono ai partiti di fare politica e vogliono ritrovarsi in una proposta politica. Vengo al dunque. Il Mezzogiorno ha indubbiamente bisogno di una nuova classe dirigente, di cui quella politica è un segmento, che sia competente e culturalmente attrezzata. Lo sviluppo del Mezzogiorno, è il mio pensiero che offro al dibattito, non può che nascere da una lucida lettura del suo ruolo potenziale nei flussi della globalizzazione che spostano quantità colossali di ricchezza e investimenti, per intercettarne una parte secondo quelle che sono le sue vocazioni e le sue potenzialità. Altrimenti c’è solo una mescolanza tossica di assistenzialismo ed emigrazione, che ucciderà il Mezzogiorno.