La camera penale di Milano aveva invitato il Consiglio Superiore della Magistratura a non farsi rappresentare, inaugurandosi l’anno giudiziario, dal presidente di una sezione penale della Corte di Cassazione – oggi membro dell’organo di autogoverno dell’ordine giudiziario e già sostituto procuratore del distretto, ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”Piercamillo Davigo, noto per illuminate posizioni liberali, sintetizzabili nell’idea che non esistano presunti innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti e che le difese abusino della prescrizione. Suoi colleghi anche lontani da questa posizione hanno replicato che la libertà di manifestazione del pensiero è inviolabile. Giusto, ma per tutti. Si attribuisce a Voltaire, che in realtà non l’ha mai detta, la frase: “Non condivido le tue idee, ma darei la vita per permetterti di sostenerle”.

Lui non aggiungeva, però, che è obbligatorio starti a sentire. È stato dunque opportuno che Davigo ci sia andato e abbia parlato – alla presenza del ministro Alfonso Bonafede – e che un attimo prima gli avvocati presenti siano usciti dall’aula. Se l’avvocato Aldo Cafiero – illustre esponente della scuola dei penalisti napoletani e uomo libero, spentosi pochi giorni fa – fosse ancora stato in vita, si sarebbe invece anche lui simbolicamente presentato in manette all’inaugurazione napoletana, come i suoi colleghi. La vita è travaglio. Con la minuscola, beninteso.