Tanti assessori al turismo del basso casertano nei bilanci dei propri Comuni si trovano di fronte ad uno sconfortante zero. Niente fondi per la valorizzazione e la promozione. A ciò si aggiunge che “terra dei fuochi” costituisce ormai un marchio d’infamia per quel territorio. Si comprende, quindi, come sia difficile far apprezzare queste zone ricche di storia che hanno tanto da offrire dal punto di vista culturale ed enogastronomico. Basti pensare ad Aversa, con il suo centro storico normanno e angioino, la “Città delle 100 chiese”, la “Città della musica” che ha dato i natali a musicisti come Jommelli e Cimarosa che hanno influenzato la cultura musicale settecentesca europea, ma anche “Città del jazz”, conosciuta a livello internazionale per la qualità delle attività portate avanti negli anni da associazioni come il “Lennie Tristano”; e “Città della musica d’autore” famosa per il Premio Bianca D’Aponte per giovani cantautrici.

Per non parlare delle eccellenze enogastronomiche: la mozzarella di bufala; il vino asprinio e l’antica Alberata Aversana detta anche “vite maritata al pioppo”; la polacca, squisito dolce tipico della ricca pasticceria aversana. In più Aversa è a soli 15 km da Napoli; ha ottimi collegamenti ferroviari ed autostradali oltre ad avere ben due stazioni della nuova alifana che consentono un veloce collegamento con la Stazione di Piscinola e quindi con la metropolitana napoletana che in un prossimo futuro proseguirà fino all’aeroporto di Capodichino. Allora perché una città con così tante potenzialità non riesce ad essere valorizzata degnamente e ad avere lo sviluppo turistico che merita? Le motivazioni sono molte e valgono anche per altri centri dell’area a nord di Napoli. Prima di tutto manca una seria ed efficiente strategia di valorizzazione turistica basata sulle più aggiornate metodologie operative.

Le città più grandi e i vari paesi sono ancora fermamente legati ad una visione campanilistica ed individualistica che non agevola la costituzione di una rete territoriale che metta insieme ciò che ogni zona è in grado di offrire, dando la possibilità, in questo modo, anche a centri minori di non essere esclusi dai circuiti di fruizione. Chi conosce, per citare qualche esempio, il piccolo ma prezioso Museo Archeologico dell’antica Atella che si trova a Succivo, a 4 km da Aversa, che raccoglie non solo le testimonianze dell’antica città campana celebre per le Fabulae Atellanae, ma dell’intero territorio aversano abitato con continuità fin dall’Età del Bronzo Finale? O il Castello Normanno di Casaluce, della prima metà dell’XI secolo, più volte rimaneggiato e trasformato infine in monastero dei Celestini, che conserva affreschi di scuola giottesca oltre all’icona della Madonna di Casaluce e alle cosiddette “Idrie delle nozze di Cana” che nella seconda domenica dopo l’Epifania vengono ancora esposte in occasione del rito lustrale della benedizione dell’acqua risalente ai monaci celestini? Neanche la gran parte degli abitanti dei paesi e delle città vicine purtroppo li conoscono. E si potrebbero citare tanti altri esempi.

Che cosa si potrebbe fare per valorizzare e rendere attrattivo il basso casertano? Ovviamente non vi sono ricette di certa e immediata riuscita. Sicuramente è indispensabile rendere sinergica e coordinata l’azione di tutte le presenze che dovrebbero occuparsi di turismo nelle varie forme: Comuni; Associazioni di categoria e professionali; Piccole e medie imprese; scuole con corsi di indirizzo turistico; associazioni volontarie per la promozione della valorizzazione del territorio, a partire dalle Pro Loco, la cui organizzazione dovrebbe essere rifondata e adeguata alle più attuali modalità di informazione e comunicazione.

L’elaborazione e la condivisione di una comune strategia che, rigettando le logiche campanilistiche ed autoreferenziali, si ponga come missione la conoscenza e la valorizzazione di un territorio storicamente e culturalmente rilevante in gran parte poco noto. Ben vengano, quindi, iniziative come il Distretto Turistico Aversa Normanna – Campania Felix, istituito nel 2018 con decreto del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, che comprende Aversa (comune capofila), Carinaro, Cesa, Lusciano, Parete e Sant’Arpino. Il presupposto metodologico che è alla base di tale iniziativa è sicuramente valido ma per valutarne l’apporto concreto occorrerebbe vederlo effettivamente operare. Un altro punto fondamentale è sicuramente la comunicazione, assai carente e solo episodicamente utilizzata, che deve essere affidata ad esperti conoscitori del settore turistico.

Solo in questo modo, facendo uscire le informazioni dal ristretto circuito locale, partecipando ad eventi nazionali ed internazionali di promozione turistica il territorio potrà farsi apprezzare. Se non si condividono obiettivi e metodologie d’intervento, senza per questo rinunciare a quelle che sono le peculiarità e le tradizioni di ciascun sito, se non si fa sistema, difficilmente il basso casertano potrà diventare interlocutore di peso nei confronti della Regione e dell’Amministrazione Statale.