Piercamillo Davigo è il magistrato del cuore di Giovanni Floris. Un po’ come Luigi de Magistris fu il beniamino di Michele Santoro. Un parallelismo che dovrebbe inquietare non poco i napoletani. E che per l’intanto inquieta i penalisti napoletani, assai contrariati dall’ultimo affondo dell’eroe di Mani Pulite. Volete fare ricorso in Cassazione? E allora pagatevi le spese, ha intimato Davigo. Il quale, ricco di dottrina giuridica e più ancora di ethos inquisitorio, le pensa tutte per sostituire allo Stato di diritto lo Stato di colpevolezza.

Ma basteranno le proteste della Camera penale napoletana? L’avvocatura, si sa, è storicamente un pezzo pregiato della cultura cittadina. L’ateneo fredericiano ha dato al Paese avvocati come Enrico De Nicola e Giovanni Leone che, tra l’altro, hanno ricoperto la carica di presidente della Repubblica. Il dubbio, però, è che alla scienza giuridica corrisponda altrettanto peso politico. Dopotutto nei talk-show imperversa Davigo, non Claudio Botti. E se pure un avvocato conquista la poltrona di via Arenula, si tratta di Alfonso Bonafede e non di Vincenzo Siniscalchi. Per non parlare dei milioni di italiani che, imperterriti, simpatizzano per Torquemada, non per Beccaria.