Pressing sulle stazioni appaltanti per le infrastrutture strategiche, accelerazione sui progetti mancanti, incentivi all’offerta di servizi di trasporto di merci e passeggeri. E poi gestioni aeroportuali più orientate al mercato e politiche collegate alle potenzialità dei vari territori. Ecco i cinque punti del piano di accessibilità per il Sud presentato da Ennio Cascetta, amministratore unico della Rete Autostrade Mediterranee (Ram), nell’ambito del Medcom Forum di Palermo. Il principio ispiratore del documento è semplice: fare in modo che i circa 60 miliardi di euro di finanziamenti oggi disponibili si trasformino rapidamente in cantieri in modo tale da offrire lavoro a 125mila persone.

Gli investimenti già finanziati riguardano tutti i settori strategici per la crescita. Si parte da strade e autostrade, con la statale 106 Jonica e la Salerno-Potenza-Matera-Bari, per finire con le ferrovie come Napoli-Bari, Catania-Palermo e i corridoi a standard europei fino a Taranto e Gioia Tauro. Previsti interventi anche sui porti, a cominciare da quelli di Salerno e Napoli, e sugli aeroporti, con l’allungamento della pista di Catania e l’integrazione tra Napoli-Capodichino e Salerno-Pontecagnano. Si tratta di lavori necessari se si riflette sulle carenze logistiche che affliggono il Sud. Qualche esempio? I porti di Cagliari, Bari, Palermo, Catania e Salerno non sono collegati alla rete ferroviaria nazionale di primo livello, mentre quello di Napoli è privo di inoltro ferroviario. Ancora, otto aeroporti tra Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna non dispongono di connessioni ferroviarie. Il risultato di questa situazione sono disservizi per gli utenti meridionali che diventano ancora più evidenti se rapportati a quelli patiti nel Nord del Paese. Per raggiungere Lecce da Reggio Calabria in treno, infatti, si impiegano mediamente undici ore. I voli diretti tra Catania e Bari sono soltanto due a settimana. E poi c’è il discorso dei costi. Per andare da Roma a Milano in tav il costo è di 3,5 euro ogni 100 chilometri; se si vuole raggiungere Genova dalla capitale con un treno diverso da quello ad alta velocità, invece, il costo sale a 7,2 euro ogni 100 chilometri. Al Sud, invece, la differenza è ancora più marcata: se si va a Napoli da Salerno col tav, il costo è di 1,4 euro ogni 100 chilometri; la cifra lievita addirittura a 9,3 euro per chi intende viaggiare tra il capoluogo campano e Reggio Calabria a bordo di un diverso tipo di convoglio. Dati che restituiscono l’immagine di un Sud sostanzialmente isolato, fuori da quella rete di infrastrutture indispensabile per innescare lo sviluppo economico e perciò tanto più bisognoso di interventi come quelli delineati dall’ex assessore regionale campano ai Trasporti.

L’imperativo categorico, dunque, è accelerare nella speranza di recuperare il tempo perduto. Anche in tal senso il piano di accessibilità per il Sud prevede tempi stretti per i progetti ancora mancanti come l’alta velocità di rete Salerno-Reggio Calabria, l’attraversamento dello stretto di Messina, la Battipaglia-Potenza-Metaponto, ma anche il potenziamento della statale 106 e il raccordo ferroviario del porto di Napoli. Non c’è un minuto da perdere se si pensa che oggi non risulta approvato il progetto di fattibilità, previsto dal Documento di economia e finanza del 2017, sulla base del quale si sarebbero dovute vagliare le opzioni per l’attraversamento dello stretto di Messina. «Per colmare più rapidamente i ritardi infrastrutturali che comunque richiederanno tempi medio-lunghi – spiega Cascetta – è necessario confermare e migliorare la politica degli incentivi ai servizi di trasporto viaggiatori e merci come il ferrobonus e il marebonus». In questa prospettiva il piano di accessibilità prevede l’immediato avvio di servizi ferroviari ad alta velocità per collegare le città che già ne dispongono con quelle che ne sono prive e che, anche in ragione di questo deficit infrastrutturale, fanno segnare un pil nettamente più basso. In che modo? Con un Av Bonus sulla scorta del ferrobonus, beneficio che la legge di bilancio del 2020 riserva alle imprese utenti di servizi ferroviari che commissionano treni completi e per il quale risultano già stanziati 39 milioni di euro fino al 2021. L’importanza di questa misura discende dall’andamento del traffico merci tra il 2009 e il 2019, cresciuto soprattutto per quanto riguarda il cargo aereo, ferroviario e mare. Quanto alle gestioni più orientate al mercato, il piano si riferisce soprattutto agli aeroporti. Alcuni scali, infatti, sono ancora in mano pubblica, cioè gestiti da società a maggioranza pubblica, a differenza di quanto avviene in altre località italiane ed europee. Per gli aeroporti minori a funzione di coesione territoriale, il piano di accessibilità riconosce la necessità di favorire la privatizzazione degli scali a mercato per efficientare l’individuazione delle rotte più redditizie, costruire nuove partnership e migliorare la condizione complessiva degli stessi aeroporti.

L’ultima proposta inserita nel piano di accessibilità contempla politiche industriali e infrastrutture collegate alle potenzialità del Mezzogiorno. «Quest’area – aggiunge Cascetta – possiede produzioni di eccellenza orientate all’export con forte necessità di accesso ai mercati di sbocco e dei semilavorati». Perciò resta fondamentale garantire già in partenza una rete trasportistica e
servizi logistici in grado di supportare le attività destinate a insediarsi sui vari territori. In questa prospettiva assume grande rilevanza anche il turismo. Al Sud e nelle isole, infatti, si registrano il 16% degli arrivi totali e il 20% degli arrivi turistici in Italia. Tra 2014 e 2018, inoltre, gli arrivi stranieri sono cresciuti quasi del 44% al Sud, mentre il resto del Paese ha registrato un incremento di circa il 26%. Numeri che dimostrano quanto il settore dell’accoglienza rappresenti un importante driver di sviluppo per il Meridione, prima ancora che per il resto del Paese. Conti alla mano, l’avvio dei cantieri già finanziati nel Mezzogiorno per circa 60 miliardi di euro dovrebbe generare un contributo pari al 2,5% l’anno per dieci anni e 125mila nuovi posti di lavoro. «Sarebbe come dare occupazione al personale di dieci stabilimenti Ilva o quattro impianti Fca – conclude Cascetta – Oggi l’analisi dell’andamento economico del Mezzogiorno è caratterizzato dalla crescita di export e turismo, ma anche da una situazione fortemente carente sul piano delle infrastrutture che inevitabilmente mette in difficoltà tanto gli operatori locali quanto gli imprenditori disposti a investire sul territorio: ecco perché bisogna intervenire rapidamente».