“In questo momento di crisi, è quanto mai opportuno fare appello al sentimento di unità nazionale e superare le divisioni e gli steccati che ci caratterizzano come popolo. Ci attendono giorni difficili ma non si può fare a meno di evidenziare favorevolmente la reazione positiva che stanno manifestando gli italiani nella loro stragrande maggioranza, rivelando risorse morali e spirituali che credevamo perdute. Un particolare ringraziamento va alle istituzioni europee per averci consentito di derogare al patto di stabilità e soprattutto al nostro Governo per aver saputo ottenere questa concessione.Tuttavia, in occasione di questo risultato, da accogliere senz’altro con favore viste le contingenze, può essere il caso di riflettere sul significato del debito politico che abbiamo contratto e che ci riguarda tutti da molto vicino.
Così come al soggetto sovraindebitato (consumatore, professionista, piccolo imprenditore), la normativa impone specifici obblighi di diligenza e meritevolezza, al nostro Paese dovrebbe essere richiesto ora uno sforzo comune di serietà per dimostrarsi all’altezza del credito ricevuto e presentarsi a testa alta agli appuntamenti futuri agli occhi dell’opinione pubblica europea. Questa crisi offre anche la possibilità di rivedere certi fondamenti del nostro assetto economico in vista della faticosa ricostruzione che verrà e che ci troverà, nostro malgrado, diversi e inevitabilmente più poveri.
Nessuno dovrà ritenersi escluso dal sacrificio che ci viene imposto, conformemente al dovere laico di solidarietà dettato dall’articolo 2 della Costituzione, ciascuno in relazione al ruolo che riveste nell’ambito della società. Sarebbe opportuno, lungi da qualsivoglia spirito demagogico, che gli stipendi dei parlamentari, in questa fase di ferie forzate, fossero limitati a cinquemila euro mensili o ancora che gli emolumenti dei manager pubblici fossero mantenuti sotto il tetto dei centomila euro annui. Lo stesso potrebbe valere per le cosiddette pensioni d’oro, per le quali pure si potrebbero prevedere dei tagli. In tal modo, le risorse risparmiate – che sarebbero significative per la finanza pubblica – potrebbero essere impiegate per potenziare i servizi essenziali, a cominciare dalla sanità che in questo frangente ha drammaticamente mostrato i propri limiti strutturali. Sarebbe un segnale di rilancio morale che oltretutto rafforzerebbe la posizione dell’Italia nella geografia del potere all’interno dell’Unione. Solo in questa maniera sapremo meritare l’apertura che ci è stata riconosciuta, muovendo un primo passo di dignità in attesa di ritrovare, poi, anche il benessere. Diversamente, rischiamo di compromettere la nostra reputazione internazionale, condannandoci ad un malinconico destino di provincia dell’impero”.

Avv. Sergio Longhi
Segretario Organismo Composizione della crisi da sovraindebitamento
dell’Ordine degli Avvocati di Napoli