Lo scorso 6 febbraio è stata approvata la legge di conversione del decreto 142 del 16 dicembre 2019 contenente misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento. Con tale provvedimento il legislatore ha inteso favorire l’acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie (secondo logiche, criteri e condizioni di mercato) da parte della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale (Mcc) la quale, a tal fine, otterrà contributi in denaro forniti da Invitalia che a sua volta riceverà, nel 2020, risorse di provenienza statale fino a un massimo di 900 milioni di euro. Tale provvedimento prevede, altresì, l’eventualità che la Mcc si scinda con conseguente costituzione di una nuova società alla quale assegnare le attività e le partecipazioni acquisite da banche.
Le azioni rappresentative dell’intero capitale della società così costituita saranno attribuite, senza versamento di alcun corrispettivo, al Ministero dell’Economia e delle finanze.
Nel corso del dibattito politico intercorso in sede di approvazione del provvedimento è stata precisata la destinazione delle risorse pubbliche a tal fine stanziate al rilancio della Banca Popolare di Bari la quale, come è noto, è stata sottoposta dalla Banca d’Italia, nello scorso dicembre, alla procedura di amministrazione straordinaria. In particolare, come risulta dal comunicato stampa emesso dal governo il 15 dicembre 2019, Mcc parteciperà all’aumento di capitale della Bpb al fine di garantire – con il supporto ulteriore del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) e di eventuali altri investitori – la ripresa economica dell’istituto creditizio.
Tali interventi, ovviamente, devono essere inquadrati all’interno del più generale quadro disciplinare europeo e nazionale di riferimento.
Da qui la necessità di valutare accuratamente dette misure, in sede tecnica, alla luce delle norme in materia di gestione delle crisi bancarie (direttiva Brr e Regolamento Srm) e degli orientamenti espressi dalla Commissione europea sugli aiuti di Stato. La normativa riconosce il potere degli Stati membri di adottare, sia pure in casi circostanziati, provvedimenti di supporto finanziario pubblico nei confronti di istituti bancari considerati solventi purché essi siano ossequiosi della disciplina europea e nazionale e, in particolare, di quella prevista in materia di aiuti di Stato.
A tal riguardo rileva la Comunicazione del 30 luglio 2013 della Commissione europea che ha subordinato la concessione di contributi pubblici a un ente bancario alla necessaria condivisione, da parte di talune categorie di creditori, degli oneri necessari per far fronte alla situazione di difficoltà nella quale quest’ultimo eventualmente versi.
Ne consegue che le perdite devono essere, in primo luogo, assorbite dal capitale e, successivamente, poste a carico di coloro che detengono capitale ibrido e debito subordinato (il cosiddetto burden sharing). Rileva, altresì, l’esigenza che l’ente destinatario degli aiuti adotti un apposito piano di ristrutturazione, nonché severe politiche in materia di retribuzione dei dirigenti.
Questa comunicazione contiene precise indicazioni per gli aiuti concessi a favore delle banche less significant (tra le quali va annoverata la Popolare di Bari); di qui l’esigenza di applicare procedure più snelle di quelle previste nell’ipotesi di interventi a favore di enti di grandi dimensioni; la Commissione europea si incaricherà, poi, di verificare che le condizioni da essa imposte agli Stati membri vengano da questi osservate.
Alla luce di quanto precede, le misure di ricapitalizzazione adottate nei confronti della Bpb dovrebbero essere temporanee e sostanzialmente funzionali a restituire competitività a questo istituto creditizio; a tal fine rileva la possibilità di realizzare forme di aggregazione tra enti bancari del Mezzogiorno, idonee a favorire la ripresa economica dell’intera area meridionale. Significativo, al riguardo, è di certo il disposto dell’articolo 44-bis della legge 58 del 28 giugno 2019, che ha convertito il decreto legge 34 del 30 aprile 2019 (il cosiddetto decreto crescita), nel quale si prevede un regime fiscale agevolato a favore delle aggregazioni di società per le quali non è stato accertato lo stato (o il rischio) di dissesto. Siamo in presenza di un contesto procedurale complesso, i cui esiti positivi sono essenzialmente legati all’attività svolta dagli organi della amministrazione straordinaria sotto la guida dell’autorità di supervisione.