“Ho fatto un grave errore, una cosa bruttissima. Per questo ho pagato e adesso sono un’altra persona”. Rosario Soriano adesso ha 19 anni. È lui il ragazzo che due anni fa sfregiò la professoressa Franca Di Blasio durante una lite in classe. Successe nell’Istituto Majorana-Bachelet di Santa Maria a Vico, nel Casertano, a inizio febbraio 2018, e il fatto riempì per giorni le pagine di tutti i giornali nazionali. Rosario aveva in tasca un coltellino con cui si avventò contro la sua insegnante di Italiano. Un drammatico episodio che poteva finire anche molto peggio. Di questo Rosario è molto consapevole. “Ho fatto una cosa bruttissima – dice pensando alla prof – adesso le vorrei chiedere scusa di persona per farle vedere che sono davvero pentito e cambiato, ci tengo tanto. Ma lei non vuole”.

Rosario, sottolinea più volte di aver sbagliato molto, e racconta quei giorni che anche per lui, che all’epoca dei fatti aveva solo 16 anni, sono stati tremendi. Momenti concitati: l’aggressione in preda a un raptus di rabbia, l’arresto, i giornali che gettavano fango su di lui “dicendo tante cose che mi hanno ferito e che non erano nemmeno vere, senza mai chiedersi o chiedermi chi è Rosario e perché è impazzito all’improvviso”, dice. Poi la permanenza a Nisida “una scuola di criminalità, un contesto che non è educativo e non recupera”.

Rosario, figlio di una famiglia bene di Acerra ha raccontato i suoi giorni a Nisida: “Vivi tutto il giorno insieme ad altri detenuti parlando di armi, droga e reati commessi. In comunità non hai tutta questa libertà perché sei sempre occupato e ti fanno capire tutte le cose belle della vita. In comunità la mattina andavo a scuola, il pomeriggio, oltre a studiare con gli educatori, c’erano tante attività da fare come il limoncello e il meloncello per l’autofinanziamento, i corsi di pasticceria, da aiutare gli anziani alla casa di riposo o da cucinare alla Caritas. Poi c’era da curare l’orto. Non c’era proprio il tempo per parlare di cose brutte”.

Dopo i primi due mesi a Nisida, Rosario è stato destinato dal Tribunale alla Comunità alloggio per minori dei Padri Rogazionisti, il C.Ed.Ro. “Il giudice mi ha voluto dare la possibilità di essere recuperato – racconta Rosario – I giornali invece spararono a zero: ‘Dopo soli due mesi Rosaio esce dal carcere’. Evidentemente non sanno cos’è una comunità. È recupero”. Dai Rogazionisti ha conosciuto Giovanni Stefanelli, direttore del centro, che è diventato un punto di riferimento. “Al C.Ed.Ro. sono cresciuto tanto – racconta – Padre Giovanni mi ha fatto zappare molto la terra. Mi diceva che quando mi mandava a zappare non era una punizione: zappando e lavorando la terra avrei avuto molto tempo con me stesso per pensare ai miei errori. E così è stato”.

Rosario è stato condannato a scontare due anni di reclusione che ha da poco terminato. A pochi giorni dal suo arresto ha scritto una lettera di scuse alla prof, a cui non ha mai risposto. Le ha riscritto altre due volte, una a metà pena e l’altra poco prima di finirla, ma nulla, la prof non ne vuole sapere. “Nelle lettere le ho chiesto scusa – spiega Rosario – Ma anche di capirmi. Quando all’inizio della scuola mi ha visto arrabbiato, strano, fuori di me, avrei voluto che si fosse interessata per capire cosa mi stava succedendo. Stavo male per la morte di mia nonna e non capivo niente. Ma questo assolutamente non mi giustifica: lei ogni giorno fa il suo mestiere e io ho fatto una cosa grave”.

Rispetto a quando è entrato in comunità Rosario si sente molto cambiato: “Quando sono arrivato ero arrabbiato, mi lasciavo trascinare molto – racconta – continuavo a sbagliare. Ma Padre Giovanni e in particolare Giuseppe Falvo, l’educatore, hanno creduto in me. Mi hanno punito spesso ma non mi hanno rimandato in carcere. Dopo un anno sono cambiato. Ho iniziato ad avere anche io fiducia in loro. Di notte ero angosciato, avevo bisogno di parlare. Loro mi hanno ascoltato sempre, sono diventati la mia famiglia. Tutte le attività che abbiamo fatto mi hanno fatto capire che le mani possono ferire ma è meglio se le usiamo per fare del bene. Per aiutare gli altri. La Comunità ha buttato via tutto il male che avevo dentro. Il passato l’ho dimenticato un po’, però non lo cancello perché mi ha fatto diventare quello che sono adesso”.

Rosario è cambiato ma gli resta l’enorme magone per non essere riuscito ancora a scusarsi persona. “Sto malissimo al pensiero di non poterlo fare – aggiunge – di non poterle dire che sono pentito, che sono cambiato. Devo farlo di persona perché a parole siamo tutti bravi. Ma io voglio che lei veda con i suoi occhi come è diventato Rosario”. La prof avrebbe potuto rimetterci la vita durante quell’aggressione. Il presidente della Repubblica Mattarella le ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine ‘Al merito della Repubblica italiana’, un “riconoscimento per l’impegno e l’amore profusi”. L’allora ministra dell’istruzione Valeria Fedeli appena uscita dall’incontro con la docente dichiarò: “La sua prima espressione è stata non di condanna. Anzi, ha detto ‘ho sbagliato io’. Un gesto che è l’essenza stessa dell’essere insegnanti, ponendosi in maniera critica sul suo operato”. Ma a distanza di due anni, Franca Di Blasio, non ha risposto all’appello di Rosario.