Eugenio Albarella, preparatore atletico. Ha lavorato con Alberto Zaccheroni alla Juventus, con la nazionale giapponese, in Cina al Beijing Guoan, fino all’ultima esperienza con la nazionale degli Emirati Arabi Uniti.

In base alla sua esperienza, cosa manca al Napoli?
«Mancano equilibrio e compattezza. Ora si va alla ricerca di nuove linee guida e questo ti porta a vivere questi momenti. Il Napoli sarà destinato a fare un campionato altalenante. Dovrà essere bravo l’allenatore ad accorciare i cambi fisiologici dovuti al cambio di gestione».

Quanto tempo occorre?
«La prestazione è la somma di tante componenti: fisica, tattica e mentale. Non è legata solo all’aspetto fisico. Il Napoli sta andando alla ricerca di nuovi equilibri. Gattuso sta cercando di dare nuova linfa e direttive. Oltre ai tempi metabolici, bisogna vedere come applichi le cose: se fai un movimento nella piena padronanza o sei nella fase in cui pensi come fare, rischiando di farlo per metà. Così vengono fuori le paure e fai le cose non al cento per cento. Contro la Sampdoria, dopo il numero di Quagliarella, sono venute fuori ansie e paure. C’è una cattiva lettura del cambio tattico fatto da Ranieri, le distanze non sono quelle giuste e sembra che sei affaticato e che la prestazione non sia a livello. Ma non è così. Nel calcio i chilometri totali percorsi non sono indice di buona condizione fisica. Sennò sarebbe più semplice mettere i maratoneti in campo».

Cosa è cambiato nella gestione da Ancelotti a Gattuso?
«Le metodologie. Oggi vedo un Napoli più brillante di gamba. Ciò che preoccupa ora è la fragilità mentale. Che il Napoli sia in via di guarigione è evidente, ma non è guarito».

Come si cura?
«Creando fiducia, credendo nel proprio lavoro nel comandante, e con l’ambiente. Ognuno di loro ha una componente personale. Se c’è un allenatore che ha voglia e margini per diventare importante è Gattuso. È uno studioso, è umile. Non si nasconde dietro ai problemi, ci mette la faccia. Diamogli tempo».

Come mai il Napoli quest’anno ha avuto tutti questi infortuni?
«Statisticamente il Napoli ha una media infortuni di natura muscolare uguale a tutte le top club d’Europa. Esiste una correlazione tra gli infortuni di natura muscolare e i cattivi risultati. Perché lo stress ti porta ad aumentare il cortisolo».

Quanto ha pesato o pesa la vicenda dell’ammutinamento sulla stagione?
«Quando si va in ritiro non tutti sono contenti, ma bisogna mettere tutti d’accordo. Forse il ritiro era solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il punto è che nessuno ha previsto le conseguenze, non solo come equilibrio di squadra, ma anche esterne. La vicenda ha portato un macigno sulle spalle di tutti che si fa fatica a metabolizzare».