Si è preso la colpa Gennaro Gattuso. Nonostante la prestazione in crescita contro la Lazio dello scorso sabato, il Napoli non è riuscito a superare la sua crisi nera. E questa volta la sconfitta è arrivata per un infortunio, all’82esimo, del portiere Ospina. Il colombiano, insistendo nel giocare la palla con i piedi, ha finito per consegnare la sfera al biancoceleste Immobile e l’1 a 0 alla Lazio. Ma Ringhio Gattuso si è preso tutte le responsabilità. «La sconfitta – ha detto l’allenatore – è colpa mia: chiedo io di giocare così al portiere».

È ormai consuetudine – dal tiki taka del Barcellona dei primi anni dieci in poi – che il portiere sia parte integrante della manovra della squadra. Lo sottolinea anche Fabio Cannavaro nell’intervista a pagina 9. Quando si esagera però può essere pericoloso, com’è successo al Napoli. Ma Gattuso ha comunque voluto fare da parafulmine al suo portiere. Ha voluto attribuire l’errore al suo lavoro. Un atteggiamento di protezione, ma soprattutto un’assunzione di responsabilità rara nel mondo del calcio ma anche altrove. In politica, soprattutto. Dove la colpa è sempre degli altri, degli avversari, dei gufi. Aspettando di essere da esempio anche sul campo, Gattuso si prende le colpe dei suoi, Sapendo che con i rinforzi di gennaio – i centrocampisti Lobotka e Demme – le responsabilità dei prossimi risultati saranno soltanto le sue. E non del governo precedente, dell’amministrazione precedente.