“Questa epidemia ci restituisce tutto ciò contro cui abbiamo combattuto per tanti anni”. A manifestare preoccupazione è Carlo Falcone, presidente della Cooperativa Sociale Arte Musica e Caffè, che nel 2008 – in piena crisi economica – ha dato vita a “Lo Sfizzicariello”, gastronomia sociale sita nel cuore di Napoli, interamente gestita da persone affette da disagio psichico. Soggetti marginalizzati reinseriti con entusiasmo in un percorso virtuoso fatto di lavoro, inclusione e solidarietà, che ha avuto un riscontro a dir poco positivo nel quartiere e nell’intera città di Napoli.

Per combattere lo stigma sociale che considera i “matti” come soggetti antisociali e incapaci di lavorare o di rendersi utili per il prossimo, Lo Sfizzicariello ha dimostrato tramite un progetto concreto l’importanza della reintegrazione di queste persone , che grazie al loro lavoro, un’attività commerciale a tutti gli effetti, hanno recuperato la dignità perduta e ritrovato la serenità necessaria per affrontare i loro turbamenti, in una società che troppo spesso finisce per relegarli all’isolamento e all’invisibilità. Una specialissima normalità, realizzata col sudore della fronte e grazie al calore di legami umani autentici.

Oggi che gli ultimi decreti impediscono l’apertura delle attività di ristorazione – ricordiamo che in Campania è proibita anche la consegna a domicilio – la pandemia rischia di minare i due pilastri alla base della filosofia inclusiva dello Sfizzicariello: lavoro e relazioni sociali. Solitudine, inadeguatezza e senso di isolamento sono sentimenti che si amplificano a dismisura in una contingenza come quella del Virus, in grado di scardinare le certezze e l’equilibrio mentale di chiunque, e che rischia di ripercuotersi ancora di più su alcune fasce deboli, afflitte da fragilità pregresse, come i malati psichici, i disabili o le vittime di violenza domestica.

“Ci teniamo costantemente in contatto sui social, aspettando di poter riuscire fuori di casa, ma non è lo stesso, e spesso abbiamo dovuto spiegare alle famiglie come utilizzare le nuove tecnologie di comunicazione, e non è sempre semplice ”. Le istituzioni, suggerisce senza polemica Carlo, dovrebbero occuparsi , oltre che dell’emergenza sanitaria e del sostegno economico, anche del disagio psicologico che questa crisi sta infliggendo, soprattutto agli ultimi e agli indifesi.