Napoli sotterranea è una delle grandi attrazioni turistiche di una città la cui amministrazione non perde occasione per vantarsi dei grandi risultati ottenuti proprio in questo campo. Un’attrazione unica, perché unica è la stratificazione storica anche del sottosuolo di Neapolis, le cui grandi infrastrutture sotterranee hanno accompagnato l’evoluzione millenaria degli abitanti della città a cielo aperto. Grande l’acume di chi l’ha sfruttata, alimentandone la narrazione e la celebrità internazionale. Arriva, poi, la modernità amministrativa, fatta di beni demaniali trasferiti agli enti locali e di enti locali che li gestiscono o con gestione diretta, avendone capacità e possibilità, o con logiche di mercato, attraverso bandi di evidenza pubblica.

Ma nella città dell’amore queste scelte non maturano da riflessioni tra operatori del settore, né dalla declinazione di una politica strategica, ma da incontri istituzionali tra gli assessori e un gruppo di cittadini che ha trasformato un ex ospedale psichiatrico abbandonato in un hub di attività sociali e di volontariato.  Per poi sognare l’ennesimo affidamento alla fac-totum Napoli Servizi (che mai, tra l’altro, si è occupata di turismo), con l’ennesimo incremento dei debiti comunali verso la società, con l’ennesimo assorbimento alla sfera pubblica di personale senza concorso.  Chissà se per allora la società per azioni 100% comunale avrà almeno approvato il bilancio al 31 dicembre 2017.