È Raul Marcobi, il capo della squadra omicidi di Napoli, il magnifico protagonista del romanzo. Ed è al tempo stesso Massimo Galluppi, l’autore in carne ossa spirito, l’autore che più Bovary di tanto non potrebbe essere, l’autore che impudicamente e ironicamente si mette a nudo, pagina dopo pagina, sotto le mentite spoglie del suo poliziotto. Tutti e due, Raul e Massimo, giocano tra presente e passato, sfidano la realtà ruvida del loro tempo e assecondano le corde inconfessate dell’intimismo, si dedicano spesso al culto periglioso della terza età, spendono in questa sorta di stretching mentale le proprie energie abbondanti, la vitalità interiore, la fantasia ancora fervida. E probabilmente sorriderebbero tutti e due, Raul e Massimo, se mai un collega della questura o un lettore del romanzo dicesse loro di quell’inconfondibile umore vintage che emana da queste pagine, dalle azioni di Raul, dalle parole di Massimo. Forse sarebbero d’accordo anche loro. Sì, il romanzo è vintage. Così dev’essere.

È vintage quell’investigatore intrepido che procede senza riverenze per i procuratori ambigui, per i politici disinvolti, per un contesto che a ogni passo vorrebbe condizionarlo. Marcobi si fa forte della sua intelligenza, della tenacia professionale, dell’immaginazione libera. “Cuore caldo e testa fredda”, dice. “Le amicizie vere resistono al tempo e alle assenze”, dice ancora. Duro, romantico. Asciutto, intimista. Certe volte sembra Sam Spade, certe volte Philip Marlowe. Certe volte il romanzo assume le movenze dell’hard-boiled. Ma un hard-boiled non di maniera, sincero, napoletano, intriso degli umori della città, dei suoi vizi e delle sue dolcezze, e intriso della biografia dell’autore, delle sue idee, delle sue competenze professionali, delle sue idiosincrasie. I luoghi nei quali si aggira Marcobi-Galluppi sono i palazzi di un potere pubblico corrotto e criminale e poi i ritrovi di piazza dei Martiri, i salotti di Posillipo, i caffè di Chiaia e poi ancora le università degli accademici arroganti e degli studenti estremisti, due tipi umani che Marcobi non sembra apprezzare molto. E neppure Galluppi. Ma sono luoghi del romanzo anche i tragitti degli emigranti che nel corso del tempo hanno messo radici nella società cittadina e i tragitti dei figli radicalizzati, che invece la rifiutano e si arruolano nelle bande dell’Isis. Marcobi ama Napoli, ma conosce il mondo. Come Galluppi, che da decenni è un solido studioso di relazioni internazionali. Legare tali e tanti fili, da via Poerio alla Spianata dei Templi, non è facile, naturalmente. E il lettore certe volte divora le pagine perchè vuole capire come verrà sbrogliata la matassa. Ma anche la conclusione, per quanto sorprendente, rimanda in qualche modo alla vicenda umana del poliziotto e, per chi lo conosce, alla biografia dell’autore. Al carattere di Raul Marcobi e al carattere di Massimo Galluppi.