Che peccato! Ancora un’occasione malamente sciupata. Nulla di drammatico, s’intende. Solo la perdita della possibilità di deliziare un popolo, che ha il tifo nel sangue, con una squadra che sapeva giocare in modo incantevole e che sapeva vincere, o almeno competere per vincere. Undici uomini in mutande sguinzagliati dietro un pallone di cuoio a tessere trame eleganti come teoremi di geometria, fulminee come i cattivi pensieri, melodiose come un’aria di Pergolesi e inebrianti come una falanghina gelata; e, negli spalti o incollati alla TV, centinaia di migliaia o forse milioni di “napoletani” pronti a riconoscersi in un solo popolo, che sa amare con generosità, gioire con ironia e anche soffrire con dignità nella consapevolezza che solo di un gioco si tratta. Un gioco sì, che è però metafora della vita. Ora è tutto finito: una rovinosa ritirata di Russia con soldati demoralizzati e salmerie abbandonate.

Gli eroi di tanti vittorie, gli Insigne, i Mertens e i Koulibaly, acclamati idoli non solo a Napoli e conosciuti in tutto il mondo, oggi sono ombre vaganti sul tappeto verde, senza idee e senza volontà; truppe sbandate di un esercito sconfitto dal fuoco amico, condannato dall’interno e decapitato della sua guida. Il declino, cominciato con l’improvvida cessione di Gonzalo Higuain, è diventato frana con quella, a mio avviso suicida, di Maurizio Sarri, il Riccardo Muti del calcio che con la bacchetta magica aveva saputo trasformare persino i rospi, e ce ne erano, in principi. Il milionario Ancelotti è risultato un corpo estraneo, rigettato dal sistema immunitario di una squadra forgiata a immagine e somiglianza di Sarri, e Rino Gattuso, splendido sportivo ma apparentemente senza adeguata leadership, non è riuscito a salvare nemmeno il salvabile.

Il Titanic affonda irrimediabilmente e ancora una volta Napoli si ritrova a rimpiangere il passato e a fischiare il presente, senza la volontà di insorgere. Ribellarsi a De Laurentiis per la vicenda del Napoli Calcio, ma soprattutto agli amministratori locali di Comune, Provincia, Regione, per le ben più importanti questioni che attengono al lavoro, alla salute, al decoro e alla qualità della vita. Perché nessuno scende in piazza contro il degrado di Posillipo? Perché nessuno indaga su metropolitane ridotte a pascolo di animali o sulle discariche a cielo aperto sui viadotti di provincia, o si domanda in quali delle tante voragini stradali siano finiti i soldi dei contribuenti? Perché non si pretende una metropolitana meno bella ma più efficiente e sicura? Perché si accetta la menzogna condita dalla presunzione senza un gesto di orgoglio? Se i napoletani riversassero la loro passione calcistica nella cura della cosa pubblica, la più bella città al mondo sarebbe anche la più vivibile.

È questo il campionato che si dovrebbe vincere, ricordando di essere un popolo non solo allo stadio. Il Napoli Calcio è gravemente ferito. Difficile immaginare che si riprenda in tempi brevi, soprattutto con una dirigenza non animata da pulsioni ideali. Facciamocene una ragione e concentriamoci su quell’altra partita, meno spettacolare ma più significativa per la nostra vita e il futuro dei nostri figli: impariamo a scegliere gli allenatori e, se li troviamo capaci, teniamoceli stretti!