Caro direttore,
l’interrogativo posto ieri sulla sicurezza urbana in prima pagina dall’edizione napoletana del Riformista merita una risposta perché riguarda un tema caro a noi tutti cittadini, dal momento che senza sicurezza vengono pregiudicate le libertà personali e senza di essa perfino la giustizia sarebbe impraticabile. Purtroppo la storia meridionale (ma non solo) ci insegna che, quando lo Stato non riesce a garantire la sicurezza, formazioni autonome si propongono come alternative per offrire tutele, protezione, garanzie. Storicamente la mafia e la camorra si sono originate proprio come soggetti che hanno dapprima offerto protezione in assenza dello Stato.

Sul Riformista si parla di “cervello artificiale”. In realtà da molti anni, in diverse parti del mondo, per aumentare l’efficacia delle politiche di sicurezza urbana si utilizzano modelli basati sull’uso dell’intelligenza artificiale per prevenire e contrastare più efficacemente i crimini e si mettono in campo strategie di valutazione di impatto. I modelli si basano su una raccolta selettiva e mirata di informazioni retrospettive che si combinano con la tecnologia, l’Ict e le esperienze già collaudate di predictive policing consentendo ulteriori passi in avanti verso quella che appunto si chiama “sicurezza predittiva”.  L’uso georeferenziato moderno della delittuosità fornisce, oggi, interessanti informazioni sulla localizzazione territoriale dei delitti. Il crime mapping è molto utilizzato per lo studio dei furti in appartamento e per altri reati violenti, come la prevenzione di comportamenti antisociali.

Ovviamente gli algoritmi costruiti sono l’esito della produzione di ipotesi che la neocriminologia, la sociologia della devianza e gli studi del design ambientale hanno sviluppato in questi decenni dimostrando che, contrariamente a quanto si crede, i luoghi di produzione e consumo di delitti non sono più iscritti in aree delimitate della periferia urbana o in specifiche città, ma si distribuiscono in zone e luoghi centrali e ambiti spaziali trasversali nei quali è sufficiente che si combinino opportunità, basso controllo, motivazione soggettiva. Le caratteristiche ambientali e le opportunità orientano spesso l’affermazione di specifiche forme delittuose. L’applicazione di queste nuove strategie richiede un confronto costante tra le diverse forze dell’ordine, gli esperti di questi nuovi modelli di analisi criminale e controllo territoriale, il mondo accademico.

In Italia, a differenza specie del contesto americano ove i dipartimenti di polizia lavorano a stretto contatto con le università con i sindaci o gli uffici governativi, tale tradizione non c’è o è molto limitata. Ancora oggi l’aggiornamento e la specializzazione dei corpi della polizia locale e le stesse forze dell’ordine basano la loro formazione su approcci statici che potrei sintetizzare nell’immagine di una permanente “corsa al ladro”. La modellistica strategica d’intervento s’incentrata ancora sulla implementazione di interventi di “alto impatto” (validi per alcune politiche di contrasto, ma non per altre).  Il controllo del territorio si basa sulla ripartizione per aree di competenza in capo a determinate forze dell’ordine e le strategie di azione privilegiano la concentrazione sulla vittima, sul danno ricevuto, piuttosto che sull’offender, sulla logica che muove la sua azione e sulla probabilità che l’evento accada. In realtà bisogna passare da una visione riparatoria del danno a una visione probabilistica del rischio. Ciò implica passare da una logica di «rincorsa» dei problemi e degli effetti che essi generano (tipica della permanente emergenza) a una che lavora sugli schemi della prevenzione.

Alcuni aspetti della progettazione della sicurezza inerenti le caratteristiche fisiche del territorio sono opportuni (per esempio, luminosità di una strada, apertura e chiusura regolata di uno spazio pubblico, uso di strumenti di controllo, arredo urbano dissuasivo, video camere e così via) e concorrono a fronteggiare la complessa questione della sicurezza urbana perché modificano la condizione e alzano il rischio per gli autori di reati contribuendo alla prevenzione situazionale. Tutto quanto indicato grazie a un team costituito da ottimi funzionari della Questura di Napoli e alcuni di noi studiosi di strategie e politiche di contrasto al crimine l’hanno messo in piedi. Si chiama X-Law che da oltre un anno è testato in nove città del Paese con interessanti risultati. Bene, vogliamo confrontarci su questo tema? La legge conferisce a specifiche autorità territoriali il coordinamento delle forze dell’ordine e l’applicazione delle strategie territoriali di sicurezza urbana. Possiamo aprire un confronto?