Caro direttore, carissimo Marco,
un giornale che nasce di questi tempi è contemporaneamente una festa e una sfida. Non sarei mai mancato alla presentazione se non avessi già da un po’ preso l’impegno col direttore della Gazzetta di Parma. Mi viene facile augurarvi di costruire almeno 285 anni di storia a cominciare da oggi. Da raccontare, da amare e da cambiare, come hai scritto in riferimento a Napoli, è anche il giornalismo. Non parliamo mai di noi e dei problemi di una professione che oggi s’intreccia con la novità epocale della perdita dell’esclusiva, che noi professionisti dell’informazione avevamo, nel poter parlare da uno a tanti. Spero che il Riformista, a livello nazionale ma anche nell’edizione territoriale, voglia farlo.

E poi naturalmente il giornalismo, per la passione che scatena in chi ne è protagonista e la funzione sociale che svolge, pur dovendosi trasformare, non può non essere amato. Il cambiamento che auspico è quello virtuoso che mantenga i canoni fondamentali del rispetto della verità e della persona, recependo le esigenze delle velocità dei nostri tempi. E conoscendo la tua maestria sono certo che da quest’esperienza arriverà un contributo importante. Da oggi tutti noi abbiamo un bel compagno di viaggio in più e un ulteriore bene culturale (così da un po’ definisco la carta stampata) da preservare. Tanti tanti auguri a te, alla redazione, all’editore e a tutto il team del Riformista, a cominciare naturalmente dal direttore dell’edizione nazionale Piero Sansonetti. Spero di poter presto venire in redazione a salutarvi. Vi abbraccio.