Manco il tempo di farsi fotografare, alla Borsa Italiana del Turismo a Milano, affianco a fanciulle e membri della delegazione che lo accompagnavano a pubblicizzare Pompei, in toghe parecchio casarecce da antichi romani. Per Pietro Amitrano, il medico pescato un paio d’anni fa nella “società civile” cittadina dal Partito Democratico per rappresentarlo, ci sono state subito le coltellate dei congiurati del suo stesso partito, senza nemmeno attendere le idi di marzo. Voci interne descrivono Mario Casillo, potente consigliere regionale della zona delegato dal governatore Vincenzo De Luca a seguire il grande progetto destinato a trasformare la città mariana e degli scavi archeologici per renderla ancora più attraente al turismo di massa, amareggiato e impotente a controllare i suoi stessi supporter in consiglio comunale. Sta di fatto che anche manine “casilliane” hanno procurato i pugnali per vibrare i colpi mortali.

A Torre Annunziata, intanto, il partito è in rivolta, ma senza sfiducia, contro gli assessori e il sindaco Vincenzo Ascione, che pure – in quota Martina – resta saldo in Assemblea nazionale e non ha alcuna intenzione di sloggiare dall’amministrazione, anzi rilancia con un piano di restyling del litorale firmato da un archistar di Barcellona e col progetto di dividere l’uso dell’antico spolettificio dell’esercito, nello storico quartiere della Provolera (la polveriera, di origini addirittura borboniche, ormai da tempo in disarmo), tra un ampliamento della caserma della guardia di finanza e la Sovrintendenza di settore, impegnata a continuare gli scavi, mentre il fortino di palazzo Fienga, già residenza della famiglia “di rispetto” di Valentino Gionta e dei suoi, dovrà ospitare le sedi del comando dei carabinieri e polizia di Stato. Polemiche interne, insomma, residui dell’ultimo congresso di sezione, ma anche qui l’intenzione è riconvertire la città e il suo porto al servizio del “grande progetto Pompei”.

Intanto a via Plinio, al confine tra le due, nell’area già sede del dismesso stabilimento dell’Italtubi bonificata dall’amianto, si procede a costruire il grande centro alberghiero-commerciale che porta però il nome solo dell’una, trascurando di richiamare la seconda: qualcuno propone pertanto di associarvi – nel segno della classicità – anche Oplonti, mentre il piccolo commercio è preoccupato di restare fagocitato e pensa a come diversificare e specializzare l’offerta produttiva rispetto a quella dei consumi prevedibili dell’atteso afflusso turistico.

A Castellammare di Stabia, le lotte intestine al centro sinistra (l’ultima volta rappresentato alle elezioni cittadine da un ex esponente di Forza Italia, nemmeno ammesso al ballottaggio) hanno riconsegnato la città al centrodestra, che già in precedenza l’aveva conquistata col magistrato Luigi Bobbio, ora tornato in servizio; tra gli assessori, quel carabiniere Scafarto venuto alla ribalta nell’inchiesta penale contro il padre di Matteo Renzi. Sono lontani, insomma, i tempi – per la sinistra gloriosi – delle sindacature di Catello Polito, Ersilia Salvato e Salvatore Vozza, ma anche quella di primi cittadini di origine “margheritina”, come gli avvocati Nicola Cuomo (un discendente diretto di Silvio e Antonio Gava, già riferimenti democristiani con proiezione nazionale di una città divisa in un fiero bipolarismo) e Antonio Pannullo, mentre la tradizionale industria cantieristica ancora tiene, ma ormai a fatica.

Professionisti e intellettuali d’area sentiti dal vostro cronista, come l’avvocato poggiomarinese Giuseppe Annunziata e Claudio Bergamasco – che a Torre presiede la vivace associazione giovanile “La Paranza delle idee” – convergono entrambi nel derubricare le tensioni a scaramucce personalistiche e a conflitti di ambizioni tra personaggi locali (di statura ben diversa da quella degli ultimi ricordati, o dei torresi Angelo Abenante e Luigi Matrone, che rappresentarono la città in Parlamento in anni ormai passati), in attesa come molti altri di un colpo d’ala, che tarda a vedersi.