Arrivato a dicembre, dopo l’esonero di Carlo Ancelotti, Gennaro Gattuso sta cercando di invertire la rotta della barca Napoli. Da vero capitano istruisce il suo equipaggio, giorno dopo giorno. E ha iniziato a farlo partendo dalle fondamenta. Un’attenta e nuova preparazione fisica per rimodellare muscoli e testa di una squadra reduce da una ferita troppo ampia per essere solo medicata.

La cura Gattuso è lunga e la diagnosi per valutare gli sviluppi va effettuata giorno dopo giorno. La vittoria al Meazza sull’Inter, in Coppa Italia, riscatta parzialmente le figuracce in campionato, dove solo in tre gare su otto è riuscito a vincere. Ci si chiede come mai il Napoli batta Lazio e Inter in coppa e Juventus in campionato, le prime tre in classifica. E mentre lo stesso Gattuso cerca una risposta, si prende i meriti di aver rigenerato capitan Insigne che finalmente adesso veste i panni del trascinatore dentro e fuori dal campo. Recupera Fabian Ruiz che dopo la prodezza con quel tiro a giro di Milano, torna a mettersi in vetrina per i top club europei.

Il nuovo ruolo di Elif Elmas, posizionato più alto nella linea offensiva è sua inedita intuizione. Certo, il lavoro da fare è ancora lungo. Pedalare, senza esaltarsi per la vittoria riportata a Milano. Restano alcune ombre: Koulibaly è irriconoscibile; Lozano che forse può fare meglio spostato alto a sinistra in modo tale da mettere in mostra le qualità per le quali sono stati spesi oltre 40 milioni; Milik, utile nei movimenti per la squadra, dovrebbe avere più freddezza sotto porta. In dieci parole spieghiamo i pro e i contro della “Ringhio-filosofia”.

1.CONTROPIEDE – È l’arma giusta per sfruttare velocità e qualità dei singoli. Se serve a vincere, il cosiddetto “catenaccio” sembra meno una bestemmia. Attenzione, però, agli equilibri: troppa distanza tra le linee regala spazi agli avversari.

2.PORTIERE – Il ruolo implica che vi sia poca alternanza. Ma il tecnico chiede di impostare dal basso, caratteristica di cui sarebbe più dotato il colombiano Ospina. Così non rischia di compromettere la crescita e il futuro del talento Meret?

3.VELENO – Mazzarri voleva l’anima, Gattuso chiede alla squadra di tirar fuori il “veleno”. Ovvero grinta e attenzione maniacale ai dettagli. Ma si sbaglia ancora tanto e solo il lavoro quotidiano paga. Per questo Gattuso insiste sul “pedalare”.

4.ALLENAMENTI – Sono molto intensi e la squadra adesso trascorre molto tempo al centro tecnico. Le nuove metodologie sono state ben accolte da tutti. Attenzione, però, a non modificare troppo le abitudini. È pur sempre un gruppo ereditato da poco.

5.RESPONSABILITA’ – La tendenza ad addossarsi le colpe per gli errori è un atteggiamento lodevole. Raramente in politica e nel calcio assistiamo a tanti mea culpa. Potrebbe però rischiare di avere l’effetto contrario: regalare troppi alibi alla squadra.

6.SUDISMO – Nonostante si sia formato all’estero e sia maturato a Milano, è dotato di sano orgoglio calabro. È laborioso e testardo. Viene però ultimamente tacciato di “provincialismo”, quando porta a casa risultati eclatanti. Vedi Juve e Inter.

7.MODULO – Il 4-3-3 è un punto di partenza ma non un’imposizione. Contro l’Inter in fase di non possesso ha utilizzato il 4-5-1 e il 4-1-4-1 per avere maggiore copertura. Per imbrigliare gli avversari la duttilità può essere un asso nella manica.

8.CENTROCAMPO – Il reparto più folto e rinforzato dal mercato. Demme è il metronomo che mancava. Allan e Fabian hanno recuperato. Bisogna dosare bene le forze per evitare i troppi infortuni che hanno limitato non poco le scelte di Gattuso.

9.COPPE – Frizzante in Coppa Italia. Poi arriverà la supersfida contro il Barcellona. Il rovescio della medaglia è che, in assenza di obiettivi, la squadra possa perdere mordente e mostrare che le lacune hanno origine proprio nella testa.

10.CONTRATTO – Prevede il rinnovo automatico in caso di qualificazione in Champions. Obiettivo difficile. La società ragiona anche per un’alternativa, come il tecnico del Verona Juric. Ma la vera sorpresa potrebbe essere proprio la conferma di Gattuso.