Da un lato i green jobs, dall’altro i cumuli di rifiuti in strada. Da una parte il primo laureato in Italia in Green economy, dall’altro gli ecomostri figli dell’edilizia abusiva. Sono le due facce di una medaglia, Napoli, che ruota intorno al progetto del Green New Deal, il nuovo approccio verde al capitalismo che mira a salvarci dalla crisi climatica riducendo le disuguaglianze tra i ceti.

Nel rapporto pubblicato da Legambiente sulle opere necessarie per avviare la rivoluzione verde, Napoli fa i conti con i suoi fantasmi di sempre: la Circumvesuviana malandata, gli immobili abusivi e i cumuli di immondizia che ciclicamente stazionano lungo le strade. Eppure esiste un’altra città: smart, innovativa e sostenibile che siede sul podio delle imprese green-oriented insieme a Roma e Milano e capace di creare abbastanza opportunità di lavoro “verdi” da promuovere la nascita al Suor Orsola Benincasa del primo corso di laurea dedicato alla Green Economy.

Insomma, i privati sperimentano e investono, dimostrando di credere sul serio a un nuovo approccio, rivoluzionario. Il pubblico, invece, si limita agli annunci arrancando in una rivoluzione che non è in grado di combattere.