Non amo gli appelli e le raccolte di firme ma in questo caso ho fatto un’eccezione”. Claudio Botti, noto avvocato penalista napoletano, spiega le ragioni che lo hanno spinto ad aderire all’iniziativa di Paolo Macry e Biagio De Giovanni per bocciare l’alleanza Pd-de Magistris in vista delle elezioni suppletive e la candidatura del giornalista Sandro Ruotolo.

Perché in questa alleanza vede una deriva mediatica-giustizialista?
“Mi sono reso conto che dopo nove anni di opposizione almeno apparentemente serrata, nella sinistra c’è stato un cambio di atteggiamento per proporre un candidato comune che è espressione di un modo di fare informazione che ha fatto del giustizialismo mediatico la sua cifra caratterizzante. Non contesto la persona, che conosco e stimo, ma non sono d’accordo per quello che rappresenta. La sinistra dovrebbe essere un fronte democratico e il suo atteggiamento rispetto ai temi della giustizia, fondamentale in questo momento, lo trovo inspiegabile. E non condivido quel tipo di giornalismo per cui la giustizia nasce e finisce con arresti e inchieste, a cui non interessa quello che accade dopo, che non fa mai una riflessione sull’errore giudiziario e su quanto questo meccanismo sia stritolante per le persone coinvolte. Qui è vero che non stiamo scegliendo il sindaco, ma il collegio elettorale è enorme e ha una grandissima qualità e quantità di elettori, quindi se l’operazione per costruire una futura candidatura di sindaco deve basarsi su questi presupposti mi sembra una scelta sbagliata. Qualcuno potrà dire che io fui scelto da Ruotolo per essere inserito nel fantomatico comitato della legalità istituito del Comune di Napoli: a chi ha memoria corta, ricordo che partecipai solo alla prima riunione, mi resi conto che la mia idea della legalità, la mia professionalità e il mio impegno nelle camere penali nazionali erano incompatibili con il far parte di quel comitato e con una garbata lettera a Ruotolo e al sindaco ringraziai e salutai”.
Qual è il suo giudizio sulla città?
“Negli ultimi cinque anni la qualità di vita e l’assenza di servizi sono scesi a livelli più bassi che mai. Al di là di quello che chiamo proclamismo dell’amministrazione comunale che si mette fiori all’occhiello per il ritorno del turismo, noto che per quel che riguarda i servizi essenziali, come trasporti, igiene, strade, siamo all’anno zero, una situazione imparagonabile con qualsiasi città europea”.
Il modello de Magistris ha fallito secondo lei?
“Ritengo di sì. Vivo a Napoli e non posso usufruire mezzi pubblici con regolarità, non posso passeggiare in strade pulite, non posso prendere aria in parchi pubblici perché l’assenza di manutenzione ha devastato il poco di verde che c’era, e il cimitero sembra una discarica. Queste sono tutte cose che invece un sindaco dovrebbe garantire, piuttosto che occuparsi di questioni politiche nazionali o polemizzare con Salvini. Mi si potrebbe obiettare che Napoli è una città difficile, che non ci sono fondi. Il fatto è che se uno non si sente nella possibilità o nella capacità di fare l’amministratore dovrebbe avere l’onesta intellettuale di fare un passo indietro. Perché un conto è essere onesti e perbene e un conto è sapere fare l’amministratore. Ne sono convinto, tanto che quando il fronte di sinistra mi chiese la disponibilità a candidarmi come alterativa a Luigi de Magistris rifiutati, perché sono una persona perbene ma non avrei la capacità di fare l’amministratore”.
Ha un candidato ideale?
”Non ho un nome. Dovrebbe essere persona che conosce Napoli, che vive a Napoli, che abbia la priorità di lavorare per la città e non per se stesso. Poi, che sia un operaio, un professionista, avvocato o giornalista non conta, l’importante è che sia una candidatura di servizio. In questi cinque anni questa amministrazione ha dimostrato di non essere in grado di gestire la città: i troppi rimpasti in giunta, il modo con cui sono state scelte figure importanti, da ultimo il presidente della Mostra d’Oltremare, fa chiedere quali siano i criteri di trasparenza. Anche la candidatura di Ruotolo mi fa riflettere: una volta la sinistra si vantava molto delle primarie come momento di partecipazione democratica. Oggi si incontrano poche persone, fanno un discorsetto elettorale per trovare un’intesa e scelgono un nome dal cilindro. C’è una brutta logica elettorale che sta facendo assumere a livello nazionale una posizione assurda anche sui temi della giustizia e temo che il vero progetto sia ridurre i sistema delle impugnazioni”.
Tornando a Napoli, lei che è anche un grande tifoso vede possibile un confronto tra il modello de Magistris e quello de Laurentis?
“Paragone complicato. De Laurentis è un imprenditore che gestisce una società privata e investe i soldi come vuole, e poi sono anni che i risultati hanno dato ragione a lui e alla sua politica imprenditoriale, per cui non parlerei di fallimento per la Napoli calcistica. Quello della città invece è sotto gli occhi di tutti”.
Infine, un pensiero su Sarri che domenica sarà al San Paolo?
“Nessun rimpianto soprattutto per l’uomo. Mi auguro che la città abbia la maturità di accoglierlo con indifferenza assoluta. Applausi o fischi sarebbero un regalo che non merita”.