Meno reati ma più processi che durano di più perché l’attesa della fissazione delle udienze incide più del tempo che si dedica alla trattazione dei casi, e se si considera la cronica carenza delle risorse di magistrati e personale di cancelleria il rischio è di avere una “giustizia lenta e frettolosa al tempo stesso” e un “esercito di giudicabili”.

Eccolo il bilancio tracciato in occasione del nuovo anno giudiziario che sarà inaugurato sabato. Nelle parole del presidente della Corte di appello Giuseppe De Carolis c’è tutta l’amarezza per un sistema giustizia sempre in affanno e tutto l’orgoglio per gli sforzi definiti “miracolosi” per ridurre l’arretrato di sentenze da eseguire nel penale e ridurre la pendenza nel settore civile.

Resta drammatica la situazione in cui versa il settore penale della Corte di appello, dove si prescrive un processo su tre. “Abbiamo dovuto stabilire delle priorità”. Suona quasi come un grido di dolore. “Se la prescrizione è un sintomo, la malattia è la durata dei processi. I processi durano troppo perché sono troppi” dice De Carolis.

Basta leggere i numeri e fare due calcoli: nell’ultimo anno in Corte d’appello, ormai imbuto della nostra giustizia per via del fatto che lì confluiscono tutti i procedimenti provenienti dal primo grado dei vari Tribunali del distretto, si sono registrati 13.241 nuovi processi e ne sono stati definiti 9.309: il risultato è una pendenza di 52.215 procedimenti a fronte dei 48.777 del 2018.

E per far fronte a questo carico da oltre 52mila processi sono al lavoro 30 magistrati. “Mancano 16 magistrati – spiega il presidente – Mentre a Napoli ci sono una sessantina di giudici del dibattimento e oltre quaranta gip. È una lotta impari e considerando che c’è anche un problema di turnover spaventoso, con un esodo continuo e fisiologico di personale, se non si aumenta l’organico qualsiasi sistema processuale o qualsiasi riforma non basterà”.

Anche nel settore civile c’è qualche “zavorra” per dirla con il termine usato dal vicario della Corte di appello Eugenio Forgillo: “Con le attuali forze a disposizione non riusciremo a dare risposte sufficienti in Appello ed emettere sentenze entro i due anni”. “Paghiamo lo scotto di una mancata riforma organica del processo penale – spiega il procuratore generale Luigi Riello – Non c’è un disegno strategico sul processo penale, occorrono interventi che non siano una toppa”.

Negativo è il suo parere sulla riforma della prescrizione in vigore dal primo gennaio e i cui effetti si vedranno solo tra circa sette anni: “Non è il principio che mi scandalizza – precisa – perché dare uno stop al decorrere della prescrizione non lo trovo sbagliato in sé. Il problema è che c’è solo la prescrizione. E questa riforma calata nella realtà processuale di Napoli significherebbe l’accantonamento dei processi con un esercito di eterni giudicabili”.