“Sei un animale, devi essere rinchiuso e devono buttare le chiavi, ti taglierei la testa”. E’ il messaggio inviato dal fratello a Tony Badre qualche ora dopo l’omicidio del piccolo Giuseppe, il bimbo di 7 anni ucciso a bastonante in un’abitazione di Cardito (Napoli) il 27 gennaio di un anno fa. La conversazione è stata estrapolata dal cellulare dell’imputato, reo-confesso, da parte del perito nominato dalla Procura, l’ingegnere Giuseppe Testa, che ieri ha testimoniato durante il processo che si sta celebrando davanti alla Terza Corte di Assise di Napoli.

Badre, 26enne italo-tunisino, deve difendersi dall’accusa di omicidio pluriaggravato, tentato omicidio della sorellina di Giuseppe e maltrattamenti nei confronti dei tre figli della compagna, Valentina Casa, 31 anni. Quest’ultima è accusata di comportamento omissivo.

Il messaggio inviato via WhatsApp dal fratello non è il solo contenuto ritenuto rilevante, a livello investigativo, da parte della procura di Napoli Nord. Estrapolati anche altri messaggi, video e foto dove si vedrebbero, oltre alle continue offese, i segni delle percosse sui bambini che andavano avanti da tempo. La prossima udienza è fissata il 19 febbraio.

MAESTRE SOSPESE – In questa terribile vicenda lo scorso settembre sono state prima prima sospese (dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca), poi indagate per omessa denuncia due maestre e la dirigente scolastica della scuola elementare nel Napoletano frequentata dai due bambini. Nonostante lividi e tumefazioni che il piccolo Giuseppe e la sorellina avevano quando si presentava in classe, sia le maestre che la preside non avrebbero sollecitato l’intervento dei servizio sociali o quantomeno chiesto chiarimenti alla madre del piccolo.

“LA MADRE SACRIFICAVA I FIGLI” – “Sacrificava la tutela dei figli alla relazione con il compagno”. E’ quanto emerge dalla relazione dello scorso novembre di Francesco Villa, psichiatra e consulente del Tribunale dei Minorenni di Napoli, in merito agli accertamenti eseguiti su Valentina Casa e Felice Dorice, i genitori di Giuseppe. La donna “non è una madre tutelante e protettiva nei confronti dei figli” scrive il medico che ricorda come le “violenze” sono avvenute  “anche in passato ma lei ha sempre tutelato rapporto con il compagno”. Se la madre viene descritta come una donna succube del nuovo compagno, il padre “ha cercato di presentarsi come un padre amorevole anche se in realtà è stato un padre assente, nella vita dei bambini”.

L’ANNIVERSARIO – Intanto in occasione dell’anniversario della morte di Giuseppe, la comunità di Cardito ha organizzato una messa e una fiaccolata per ricordare “un episodio ancora vivo nei nostri cuori, ferita che sanguina e fa male come il primo giorno”.