«Ho fatto ritrovare moltissimi volumi ma i più importanti non li ho fatti sparire io». Massimo Marino De Caro, l’ex presidente della storica biblioteca di via Duomo, parla per quasi cinque ore davanti ai giudici della prima sezione penale che stanno processando lui e altri imputati, per la devastazione e il saccheggio della biblioteca. E racconta un assalto al patrimonio librario dei Girolamini cominciato molti anni prima del suo.

«Tra le opere rubate c’erano anche un libro di preghiere in pergamena e la Maniscalcheria di Federico II, manoscritto del ‘300 sull’arte equestre che può considerarsi il più importante volume della Biblioteca, oserei dire la Gioconda dei Girolamini». De Caro ricorda che solo nel 2001 un funzionario di una casa d’asta inglese si accorse che quel volume non poteva essere tra quelli in vendita e il caso venne alla luce e denunciato. «Ma se è vero – ragiona in aula – che quel manoscritto doveva essere nella cassaforte assieme a una trentina di testi sottoposti a controllo ogni anno, come mai quello che era la Gioconda non era segnalato nei cataloghi? Lo chiesi più volte, mai avuto risposta».

L’ex direttore ammette di aver sottratto libri antichi («2000 volumi, ma non tutti destinati alla vendita, purtroppo non posso provarlo», dice) e aggiunge dettagli su preziosi manoscritti e circostanze che descrivono uno scempio dalle origini antiche. Racconta di catalogazioni trovate incomplete e di un “elenco dei mancanti” scoperto tempo dopo il suo insediamento con la lista di 1500 volumi spariti, di cui non si sa più nulla, che equivalgono al 10% dei libri della Sala Vico, che ne conta 11mila, e per un valore di oltre 9 milioni di euro.

«Può sembrare paradossale – aggiunge – ma ho lasciato la biblioteca in condizioni migliori di come l’ho trovata. Prima di me le sale erano chiuse al pubblico e a terra c’erano scatoloni con insieme libri antichi e moderni, nella Sala Croce non si poteva entrare per quanti scatoloni c’erano, le scaffalature non venivano spolverate dagli anni ’50 e i libri erano divorati dagli insetti». «Il ministero sapeva» sostiene. «Ricordo che all’indomani della mia nomina a direttore tirai fuori gli atlanti da cui con il taglierino erano state asportate le stampe. Non una o due, ma 70 stampe. Voleva dire che chi lo aveva fatto aveva libero accesso alla biblioteca».

Ventotto volumi spariti dai Girolamini sono stati ritrovati a Londra: «Anche uno con il timbro rosso della Biblioteca reale» spiega De Caro raccontando di aver contribuito al recupero di una gran parte del patrimonio sottratto. «Perché mi sono reso conto della gravità del mio comportamento. Decisi di collaborare dopo l’arresto, quando mio padre, persona onestissima, venne a trovarmi in carcere». L’ex direttore ammette le sue responsabilità ma rivendica l’impegno per ripulire e riordinare quel patrimonio abbandonato, respinge l’accusa di aver danneggiato i cataloghi («Non aveva senso, li avrei fatti direttamente sparire») e spiega di essersi passato la mano sulla coscienza: «Avrei potuto scegliere di non prendere più volumi come ho fatto ma di prenderne uno solo, la Geografi a di Tolomeo, un manoscritto del ‘400 che non era nel catalogo e che un libraio americano era pronto a comprare per 7 milioni di euro. Ma avrei colpito a morte i Girolamini».