«La legge speciale per Napoli? Nove anni fa rappresentava una soluzione praticabile per salvare il Comune dal dissesto. Oggi è troppo tardi, con buona pace di Sandro Ruotolo».
Gianni Lettieri, candidato alle comunali partenopee nel 2011 e nel 2016 e in entrambe le circostanze sconfitto dall’attuale sindaco Luigi de Magistris, è stato un convinto assertore della necessità di una norma ad hoc per salvare la città dal default. All’epoca, però, la sua proposta si scontrò con il secco no del primo cittadino oggi in carica, convinto del fatto che la legge speciale fosse inutile e pericolosa perché capace di aumentare gli sprechi e le ruberie. Ma la politica, si sa, è imprevedibile. E così, a quasi un decennio di distanza, a invocare una legge speciale per Napoli e per il Mezzogiorno è Sandro Ruotolo, giornalista vicinissimo a de Magistris, zio dell’assessore comunale Alessandra Clemente e ora candidato al Senato nel collegio Campania 07 in virtù del patto tra Partito democratico, Italia Viva e Dema.
Presidente, come valuta la proposta lanciata da Ruotolo in occasione dell’apertura della campagna elettorale per le suppletive?
«È evidentemente tardiva. La legge per Napoli andava approvata nel 2011, quando il Comune aveva ancora la possibilità di evitare il dissesto. Proprio per questo la proposi riuscendo persino a concordarne le linee-guida con Gianni Letta (all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri del governo Berlusconi, ndr)».
Quali furono le reazioni?
«De Magistris sosteneva che Napoli non avesse bisogno di aiuti esterni e che potesse cavarsela da sola. Non solo: per l’attuale sindaco la legge speciale avrebbe fatto aumentare le malversazioni di denaro pubblico. A differenza della narrazione offerta da de Magistris, invece, le condizioni del Comune sono peggiorate. Dal 2011 a oggi il disavanzo è sensibilmente aumentato, le spese non sono diminuite e l’ente non è riuscito a migliorare le proprie performance nella riscossione delle imposte e delle multe. Senza dimenticare la situazione dei rifiuti, ulteriormente incancrenita».
E che cosa ne pensavano gli intellettuali che oggi hanno un ruolo così incisivo nel dibattito politico?
«Una parte consistente ha sempre sostenuto le mie candidature. Ancora oggi incontro qualcuno che mi racconta di essersi impegnato, all’epoca, per far sì che io potessi diventare sindaco. Molti intellettuali condividevano la mia proposta di legge speciale per Napoli, anche perché non c’era altra scelta per salvare la città dal dissesto».
Che cosa prevedeva quell’ipotesi di legge speciale concordata con Gianni Letta?
«La norma assegnava 500 milioni di euro al Comune di Napoli. Ciò avrebbe ridotto il disavanzo che all’epoca ammontava a circa 700 milioni. In più, riconosceva poteri speciali al sindaco in modo tale da snellire l’iter di rilancio di Bagnoli e affidava la gestione dei rifiuti allo stesso primo cittadino e non più alla Regione: così il Comune avrebbe potuto individuare più rapidamente nuovi siti di compostaggio, stabilire come sfruttare il termovalorizzatore di Acerra, valutare la costruzione di altri impianti simili. Infine era previsto un canale diretto per l’utilizzo di due miliardi e mezzo di euro di fondi europei destinati alla riqualificazione delle periferie di Napoli: anziché presentare progetti e attendere l’ok della Regione, il Comune avrebbe potuto gestire le risorse del Por. Era mia intenzione riqualificare ogni quartiere di Napoli sulla base di un preciso piano di spesa e sotto la regia di un architetto di fama internazionale come Renzo Piano. Purtroppo non se n’è fatto nulla».
Pochi giorni fa la Corte Costituzionale ha emanato una sentenza che chiarisce come un Comune non possa utilizzare mutui per finanziare le spese correnti, ma solo per gli investimenti. Che cosa ne pensa?
«Per mesi, quando ero in Consiglio comunale, ho sostenuto le stesse argomentazioni della Consulta e della Corte dei conti . E cioè che le entrate correnti potessero coprire soltanto le spese correnti e che le entrare in conto capitale, cioè i mutui, potessero finanziare soltanto spese in conto capitale, quindi gli investimenti. La gestione scorretta dei trasferimenti statali, del fondo di rotazione e delle somme messe a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti da parte del Comune era evidente».
Oggi è plausibile l’approvazione di una legge speciale per Napoli?
«Non ci sono le condizioni. La situazione economico-finanziaria di Napoli è talmente peggiorata che l’unico intervento utile potrebbe consistere nel trasferimento di almeno un miliardo e mezzo di euro dallo Stato all’amministrazione comunale. In alternativa, si potrebbe pensare a un’ulteriore dilazione del pagamento dei debiti: anziché estinguerli in dieci anni, per esempio, l’amministrazione potrebbe farlo in un lasso di tempo più ampio. A dispetto di quanto dichiarato da de Magistris durante la campagna elettorale del 2011, però, Napoli ha già beneficiato di provvedimenti simili: la legge sul predissesto fu approvata per aiutare molti Comuni, a cominciare proprio da quello di Napoli, mentre la cosiddetta Salva-Napoli assegnò all’amministrazione comunale 200 milioni di euro. Di questi ne sono stati spesi solo 20. Non bisogna dimenticarlo».