È stato il grande protagonista del faccia a faccia tra il magistrato Piercamillo Davigo e gli avvocati napoletani, recentemente ospitato a Castel Capuano. Ora da Vincenzo Maiello, penalista e professore universitario, arriva un’altra lezione. Non solo di diritto, ma anche di umanità e di garantismo. L’occasione la offre Raffaele Cutolo. Sì, proprio il boss della Nuova Camorra Organizzata detenuto da più di quarant’anni che, nei giorni scorsi, ha chiesto il permesso di incontrare i familiari senza le restrizioni connesse al regime del carcere duro.

Il motivo? L’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Tanto è bastato perché si scatenasse il dibattito tra chi Cutolo vorrebbe vederlo in carcere fino alla fine dei giorni, chi ne fa l’emblema della necessità di reintrodurre la pena di morte e chi, invece, si pone in linea col dettato della Costituzione.

Ed è proprio questo il caso di Maiello che, intervistato dal Mattino, chiarisce quanto stabilito poche settimane fa dalla Consulta: la mancata collaborazione con la giustizia da parte di un condannato all’ergastolo per mafia non può impedire la concessione di permessi premio, a patto che il detenuto non coltivi rapporti con la malavita. “Non è un principio extragiuridico – dice Maiello – ma in linea con la Costituzione che vieta pene contrarie al senso di umanità”. Insomma, nemmeno un boss come Cutolo può essere tenuto lontano dagli affetti. I carnefici di turno se ne facciano una ragione.