Fuga delle risorse intellettuali, previsioni socio-economiche post virus, le difficoltà dei professionisti: sono questi i temi affrontati dal gruppo di lavoro “Fuga dei cervelli” da parte della Fondazione Ordine ingegneri di Napoli presieduta da Paola Marone (coordinatore Andrea Rodriguez, segretario del gruppo Ilaria Imparato). Al gruppo di lavoro ha offerto il proprio contributo anche il presidente degli avvocati napoletani, Antonio Tafuri (nella foto) il quale si è soffermato sulle ripercussioni, a livello professionale ed economico, che il Coronavirus sta generando.

“Il sistema economico-imprenditoriale del Paese supera ogni più pessimistica previsione e basti pensare che, a proposito dell’ultima legge finanziaria, ci si è arrovellati per raccogliere un paio di miliardi necessari a scongiurare l’aumento dell’IVA mentre ora stiamo ragionando in termini di centinaia di miliardi. In questo scenario dobbiamo amaramente constatare che i professionisti sono stati colpevolmente trascurati in base alla perversa interpretazione dell’autonomia e dell’indipendenza che esse vantano e generalmente difendono. Il sostegno al reddito dei lavoratori autonomi è stato confinato in un Fondo speciale denominato “di ultima istanza”, scarsamente finanziato e tanto insufficiente da avere implicato requisiti soggettivi e oggettivi e presupposti che non trovano riscontro nel pregiudizio reale che tutti i professionisti stanno subendo e subiranno per molti mesi”.

Qual è la posizione del Foro napoletano?
“Abbiamo percepito nell’immediatezza la gravità della situazione e dei disagi economici cui gli iscritti sarebbero andati incontro e per questo abbiamo sollecitato la Cassa Forense per l’adozione di misure assistenziali e regolamentari eccezionali. La risposta è stata di chiusura e le iniziative intraprese in un primo momento erano palesemente insufficienti, vi è stata poi una seconda fase con misure più efficaci e di maggiore impatto ma ritengo che debbano necessariamente essere compiuti ulteriori sforzi”.

Sul problema della fuga dei cervelli all’estero, Tafuri si è dimostrato abbastanza perplesso. “Con molta onestà bisogna ammettere che le attuali condizioni del mondo professionale degli avvocati in Italia si caratterizzano per la saturazione dell’offerta e la equivalente scarsità della domanda di prestazioni lavorative. Questa situazione è molto allarmante al Sud, dove l’economia e il mercato non sono sufficientemente performanti. In questo quadro aggravato dalla lunga emergenza in atto, l’esperienza e le conoscenze dei giovani colleghi che lavorano all’estero possono costituire un fattore di vantaggio determinante nella prospettiva dell’ingresso nelle realtà professionali più significative e importanti dei grandi studi”.

Lo scenario economico futuro dell’Avvocatura? “Cassa Forense è l’Ente che gestisce un notevole patrimonio e che, proprio per questa ragione, si inserisce istituzionalmente nei gangli del sistema economico. Questo dimostra che la Cassa non deve limitarsi a svolgere il ruolo di gestore dei trattamenti pensionistici ed assistenziali bensì essere il lato “economico-finanziario” dell’Avvocatura, facendo sentire il proprio peso, che è quello di 245.000 iscritti, nei rapporti, e talvolta nei confronti, dei poteri forti, dell’imprenditoria in generale, delle amministrazioni pubbliche e della politica. In definitiva, il ruolo da svolgere, parimenti importante rispetto a quello tradizionale e statutario, è quello di attore nella vita economica, e quindi politica, del nostro Paese”.