Forcella deve la sua denominazione allo stemma dell’antico Sedile raffigurante la Y, con cui il filosofo Pitagora rappresentava simbolicamente il bivio tra i sentieri del Vizio e della Virtù. A dire la verità Forcella ha percorso quasi sempre la strada del vizio. I suoi abitanti hanno dovuto sopportare per decenni i cosiddetti clan, cioè bande armate che si sono combattute allo scopo di praticare il contrabbando di sigarette e il traffico di stupefacenti.

Nel 2015 l’artista Jorit ha dipinto sulla facciata di un palazzo uno splendido murale raffigurante San Gennaro. Ben presto, forse per intercessione del santo che compie i suoi prodigi nel vicino Duomo, la trattoria-pizzeria il Miracolo ha aperto i battenti. I suoi tavoli all’aperto hanno attirato comitive di turisti. Proprio di fronte una spritzeria nuova di zecca propone aperitivi fino a notte fonda, rendendo il luogo una tappa obbligata della movida. Nella stessa piazza, denominata Crocelle ai Mannesi, l’osteria Pisano per anni ha funzionato da avamposto virtuoso in una situazione di degrado caratterizzato da sosta selvaggia e parcheggiatori abusivi. Oggi il locale è inserito armonicamente nel boom turistico e fa affari d’oro. La lotta tra Bene e Male, legalità e illegalità rappresentato dalla Y pitagorica ha così trovato un vincitore a sorpresa: il levantinismo. D’altronde la propensione per il commercio è il tratto più caratteristico della zona, quasi un genius loci. Se visitate le rovine romane di San Lorenzo Maggiore vi renderete conto che da queste parti fin dai tempi di Cesare brulicavano rivendite di spezie, macellerie, osterie.

Scendendo verso sud si incontra l’ex cinema Splendore oggi adibito a centro di ricreazione per i ragazzi disagiati. Proprio di fonte è in funzione la scuola intitolata ad Annalisa Durante. In questo tratto di strada accanto a una pizzeria, una tabaccheria, una lavanderia prosperano le bancarelle dove si vendono en plein air le sigarette di contrabbando. Più avanti gli spacciatori offrono ai clienti un assortimento completo di stupefacenti, quasi un mini market dello sballo. La presenza di centri telefonici e negozietti di abbigliamento non scoraggia la presenza di prostitute di colore per lo più minorenni che si offrono ai passanti. I loro papponi le controllano a vista, gli occhi puntati sui cellulari, in attesa delle chiamate dei clienti per il servizio a domicilio, una specie di Just Eat del sesso. Le ragazze indossano inquietanti parrucche bionde, rosse, quasi volessero far dimenticare ai loro frequentatori il colore della pelle. Oltre a svendere il proprio corpo, su ordine dei lenoni, negano la propria identità razziale trasformandosi in tante piccole Whitney Houston che scimmiottano Lady Gaga.

Più avanti un basso non ospita più napoletani ma un nutrito gruppo di rom. Tra costoro e i papponi di colore regna una tregua dettata più dal timore che dalla solidarietà, con buona pace degli assertori dell’Armonia Universale. Per evitare guai entrambi i gruppi etnici badano bene a non superare il confine invisibile che segna la reciproca zona d’influenza.

A movimentare ulteriormente la situazione motorini sfrecciano di giorno e di notte, montati da ragazzine che spargono nell’aria in egual misura effluvi di profumi costosi e puzza di gasolio. All’esterno di improbabili circoli ricreativi forniti di calciobalilla, biliardi, tavoli per giocare a carte ciondolano ragazzi in giubbino di pelle che rappresentano lo stereotipo delle baby gang. Ma sulla loro pericolosità è lecito nutrire qualche dubbio. Di Genny Savastano, l’antieroe di Gomorra a cui si ispirano nel look, rappresentano solo la parodia. Per lo più sono disoccupati alla ricerca di un lavoro occasionale non importa se legale o illegale. Si atteggiano a duri per non essere scambiati per sfigati (quali in effetti sono). In questo breve tratto di Forcella il levantinismo è battuto dalla criminalità e dall’emarginazione.

Il commercio torna a trionfare più avanti: un pescivendolo vende la sua mercanzia insaporita dagli scarichi degli scappamenti delle auto di passaggio. La pizzeria ‘E figliole serve da tempo immemorabile le sue inimitabili delizie. Se volete gustare la pizza fritta imbottita con provola, cicoli, ricotta dovete strapparla a morsi, se possibile in piedi. Proverete un’esperienza culinaria (anzi mistica, sia pure in senso laico) indimenticabile.

Ma la vera sorpresa è costituita dalle case vacanza e dai B&B che ormai sorgono dappertutto. I turisti accettano di soggiornare in quartini caratteristici ma anche in spelonche buie e maltenute. Napoli va di moda e bisogna venirci a tutti i costi. Pietro Colletta chiude l’imbuto di Forcella dal lato meridionale. Un tempo era lo sfondo ideale per le scorribande di centauri che sfrecciavano urlando fino alle ore piccole. Grazie all’opera della polizia e all’intransigenza degli abitanti, questa piaga è stata debellata. Nella vicina piazza Calenda sorgono il teatro Trianon, in verità poco frequentato anche perché privo di un parcheggio adeguato, e la storica pizzeria Michele, sempre affollatissima di turisti. Una scena del film Mangia Prega Ama fu girata proprio nella sala principale dove il fuoco del forno riscaldò il cuore di Julia Roberts cambiandole la vita. D’altronde sarebbe difficile per chiunque rinunciare a un’iniziazione spirituale al gusto di Margherita o di Marinara.

Eppure una minaccia incombe su Forcella. I cassonetti sempre stracolmi di immondizia intasano la piazza principale, ornata da alberi quasi mai potati. Le fumose chiacchiere del sindaco sullo smaltimento dei rifiuti non servono ad ammorbidire i giudizi negativi degli stranieri quando passeggiano su un fondo stradale formato da materassi sfondati e tappeti di verdura marcia. Sarebbe perciò auspicabile un piano a lungo termine che favorisse nel quartiere le attività legali scoraggiando quelle che, anche a voler essere ultragarantisti, non possono essere definite tali. Solo così la Forcella pitagorica potrà finalmente indirizzarsi dalla parte giusta, cioè quella del genius loci levantino (e legale), il solo in grado di condurre i suoi abitanti sulla strada del definitivo riscatto.