Sebbene travolto dalle dimissioni di Di Maio, il Movimento 5 Stelle rimane la più importante novità politica del decennio appena trascorso. La redazione di Meridiana (Rivista di Storia e Scienze Sociali) ha ritenuto perciò importante promuovere ricerche che guardassero dentro la scatola nera di un consenso correntemente attribuito a un generico sentimento anticasta. Il numero monografico di Meridiana di prossima uscita (“Mezzogiorno a 5 Stelle”, a cura di chi scrive) si basa su ricerche inedite, con un fuoco particolare sulla situazione nel Mezzogiorno e due saggi dedicati alla città di Napoli. Le ricerche si soffermano su alcuni aspetti puntuali e circoscritti: i territori che mostrano una particolare predisposizione al voto per il M5S, le caratteristiche del personale politico e dell’elettorato, il comportamento di voto dei quartieri socialmente svantaggiati, la comparazione dei risultati nei diversi livelli di governo e così via.

Prendiamo il voto al M5S alle elezioni politiche del 2018. Se ne occupa Dario Tuorto. Si tratta di una espressione di voto interamente riconducibile a tendenze in atto anche in altri paesi – a quella che può essere definita l’onda lunga del populismo – oppure agiscono con maggior forza fattori di classe che si riflettono nella variabilità dei risultati nei diversi contesti territoriali? Entrambe le ragioni – per così dire, “politiche” ed “economiche” – hanno avuto un loro peso, ma la connotazione del M5S come promotore di istanze di difesa sociale sembra aver giocato un ruolo decisivo. Coloro che propendono verso il voto al M5S si trovano sistematicamente in una condizione di maggiore disagio socio-economico, anche quando non rivelano particolari sentimenti anticasta. Questo spiega perché alle elezioni del 2018 il M5S ottenga un più netto successo al Sud, dove si concentrano le condizioni di maggiore difficoltà, rispetto al resto del Paese.

Alla città di Napoli sono dedicati due saggi. Nel primo, Ciro Clemente De Falco e Pietro Sabatino, analizzano il voto del M5S alle politiche del 2018 in rapporto alla frattura centro-periferia. L’esame della più popolosa città del Mezzogiorno restituisce plasticamente le ragioni sottese al voto per il M5S. Nei quartieri segnati da un alto indice di svantaggio sociale si registrano massicce percentuali di voto, che in alcuni casi superano agevolmente il 60%, contro percentuali ben al di sotto della media nei quartieri più centrali a residenza borghese. Peraltro, i quartieri in cui si registrano le percentuali più alte coincidono con le roccaforti di un tempo del voto di sinistra; aree caratterizzate da un elettorato allora in maggioranza composto dal ceto operaio, oggi affiancato da quote crescenti di soggetti disoccupati e marginali.