“Una cliente una volta mi ha chiesto di creare una Reborn che fosse uguale al suo bambino. Mi inviò persino delle foto che potessero servirmi da modello, una sorta di backup del figlio. Le dissi di no. Mi sembrava di entrare in qualcosa di troppo privato, intimo e l’idea non mi piace”. A parlare è Immacolata Sacco, socia della Mosaic Technologies di Matera, azienda specializzata in hi-tech industriale e robotica, che ha deciso di aprire, prima in Italia, un nuovo ramo aziendale, quello delle Reborn doll, letteralmente bambole rinate. In sintesi, bambolotti di altissima fattura, in silicone o vinile, che hanno lo scopo di riprodurre, nella maniera più fedele possibile, le sembianze di neonati e bambini: dal peso, alla texture della pelle, passando per la morbidezza dei capelli e le increspature delle mani.

Così reali che, in alcuni casi, le Reborn mommy, così si definiscono le mamme che adottano queste bambole, finiscono per trattare i bambolotti come veri e propri figli: fanno loro il bagnetto, comprano vestitini e li portano al parco nel carrozzino. Qualche anno fa salì agli onori delle cronache il gruppo Facebook Il mio bimbo speciale, segnalato dal blogger «Il Signor distruggere», che raccoglieva le testimonianze delle “mamme” che preparavano le pappe, portavano le loro bambole dal pediatra e ingaggiavano tate per badare ai loro “figli”.

La produzione delle Reborn doll, iniziata negli Stati Uniti alle fine degli anni ’90, nel nostro Paese è gestita per lo più da singoli artigiani che, a livello più o meno amatoriale, vendono su internet. Ma ancora nessuna azienda italiana, prima della Mosaic Technologies, si è specializzata in questo campo. L’obiettivo dell’azienda lucana, infatti, è implementare la dotazione tecnologica delle bambole Reborn, come ci racconta l’amministratore delegato della società, Biagio Carlucci: “Vogliamo inserire alcuni tratti biometrici: il battito del cuore, il respiro, con il movimento dell’addome che si alza e abbassa, e il calore tipico del corpo. Si potrebbe anche aggiungere il movimento degli arti ma almeno per il momento non vogliamo spingerci troppo oltre”.

L’idea di dedicare un ramo specifico dell’azienda al settore delle Reborn è arrivata un po’ per caso. “Qualche anno fa – ci racconta Imma – ero alla ricerca di un bambolotto per mia figlia e, dopo un po’ di ricerche, mi sono imbattuta in queste bambole qui. Il problema era, non solo, che costavano un bel po’ ma anche che alcune erano oggettivamente brutte e un po’ inquietanti. Fu Biagio a spronarmi a farne una da me”. Oltre ad essere socia della Mosaic Technologies, Imma lavora in azienda come collaudatrice e montatrice di microcircuiti, un lavoro che le ha permesso di acquisire una certa manualità che, combinata con la sua propensione creativa, le ha permesso di intraprendere questa strada. “È partito come un hobby. All’inizio mi ha aiutata un’artista statunitense, per capire le varie tecniche, ma ho dovuto lavorare tanto. Anche per i capelli, che possono sembrare un dettaglio marginale, ci sono ore di studio e ricerche”.