«L’emergenza che ci troviamo ad affrontare non ha precedenti, ma ciò non toglie che gli alberghi di Ischia e del resto della regione debbano restare aperti. Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo arrenderci al Coronavirus»: ne è convinto Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi Campania e numero due a livello nazionale, che smentisce il paventato rinvio dell’apertura delle strutture ricettive sull’Isola Verde. Dopo che il Coronavirus è stato diagnosticato a un 77enne bresciano ospite di un hotel di Forio, infatti, a Ischia si è fatta largo l’ipotesi di una clamorosa chiusura degli alberghi per l’intero mese di marzo, cioè per il periodo che, secondo i virologi, dovrebbe coincidere col picco dell’influenza proveniente dalla Cina.

Presidente, che cosa c’è di vero nell’ipotesi di rinvio dell’apertura degli alberghi di Ischia?
«In realtà non esiste alcuna simile proposta allo studio. Le strutture si sono adeguate alle direttive nazionali nell’esclusivo interesse di residenti e turisti. Federalberghi Ischia e l’associazione dei termalisti, inoltre, stanno promuovendo confronti profi cui con gli iscritti e con le istituzioni per garantire adeguata tutela soprattutto a collaboratori e dipendenti».
Quali effetti avrebbe avuto un rinvio coordinato dell’apertura degli alberghi? «La chiusura si sarebbe risolta in un danno economico ai titolari delle strutture ricettive, che avrebbero dovuto fare i conti con un’ulteriore riduzione del volume d’affari, e al personale, che sarebbe rimasto senza lavoro. Ma si sarebbe trattato soprattutto di un danno d’immagine dovuto alla diffusione di un messaggio sbagliato».

Quale?
«Se gli alberghi a Ischia o in altre località campane fossero stati chiusi, si sarebbe accreditata l’immagine di una regione che, dinanzi a un’emergenza senza precedenti, alza bandiera bianca. Invece bisogna impegnarsi, combattere, andare avanti per risolvere i problemi a livello sanitario ed economico».

A proposito di danno d’immagine, come commenta le notizie sul Coronavirus in Italia diffuse all’estero?
L’Italia, e di conseguenza anche la Campania, sono sotto attacco. Il video del pizzaiolo che sforna la fantomatica pizza al Coronavirus, diffuso da un’emittente francese, è inaccettabile. Così come rischiano di produrre effetti devastanti le dichiarazioni di Trump, della Cnn e di quanti presentano l’Italia come veicolo di diffusione del virus. Tutto ciò è un attacco a un Paese, come l’Italia, che in campo turistico ha dato sempre prova di affidabilità e professionalità».

Quante disdette avete registrato nelle ultime settimane?
«Centinaia di migliaia. Le disdette piovono ormai come coriandoli, aumentano di giorno in giorno, tanto che è difficile quantificarle. Le zone più penalizzate sono quelle tradizionalmente più gettonate anche perché, all’estero, spesso non si distingue tra le varie aree della Campania. E poi dipende dal mercato con cui si lavora: chi di solito ospita gli americani deve fare i conti col blocco dei voli verso l’Italia disposto da alcune compagnie aeree; situazione migliore per chi attinge a quei mercati con i quali non sono stati interrotti i collegamenti. Fatto sta che le prospettive per Pasqua e per il resto della primavera sono tutt’altro che positive».

Che cosa avete chiesto al governo regionale e nazionale?
«Urgono interventi secondo tre linee guida: sostegno all’occupazione, aiuti alle imprese e campagne di promozione. Per quanto riguarda il primo aspetto, abbiamo chiesto l’estensione della indennità mensile di disoccupazione dal 50% al 100% dei mesi lavorati, facilitazioni per l’accesso agli ammortizzatori sociali esistenti e attività di formazione professionale a titolo di integrazione salariale. Alle imprese, invece, servono la deducibilità dell’Imu al 100%, la sospensione dei termini tributari e contributivi al 31 dicembre 2020, facilitazioni nell’accesso al credito, sospensione delle rate dei mutui per dodici mesi. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che a febbraio la gran parte degli alberghi è chiusa per lavori di ristrutturazione e che i titolari di molte strutture devono onorare i propri impegni con le ditte nonostante la forte riduzione degli incassi dovuta alla psicosi da Coronavirus. E poi abbiamo sollecitato la programmazione e realizzazione di una campagna promozionale per riaffermare l’immagine della Campania a livello nazionale e internazionale».

Quali risposte avete finora avuto dalle autorità regionali e nazionali?
«Dalla Regione abbiamo avuto massima disponibilità. D’altra parte il turismo, in Campania, rappresenta quasi il 15% del prodotto interno lordo e dà lavoro a migliaia di persone. Le nostre richieste sono state trasferite al governo nazionale che ora dovrà adottare gli opportuni provvedimenti: il turismo è una risorsa fondamentale per la Campania come per il resto del Paese, come tale non va mortificata».