Dall’“Alfasud” al Suv più tecnologico ed elegante. Quasi mezzo secolo dopo la nascita della mitica berlinetta sportiva Pomigliano d’Arco tornerà a essere una delle capitali del mondo dell’auto: nascerà nello stabilimento napoletano il nuovo gioiello dell’Alfa Romeo. Lo ha annunciato ieri Pietro Gorlier, responsabile di Fca per l’Europa, nel corso della cerimonia organizzata per i 40 anni della Panda, la citycar dei record: «Un modello iconico che vanta oltre 7,8 milioni di veicoli immatricolati» e può «fregiarsi di titoli importanti come quello di modello più venduto in Italia negli ultimi 8 anni e leader nel segmento A in Europa dal 2003 ad oggi insieme a Fiat 500». Il manager torinese ha poi aggiunto: «Non abbiamo cambiato nulla da quello che abbiamo dichiarato dal novembre 2018, la crisi sarà superata quando tutti torneranno di nuovo al lavoro, cosa che avverrà nel 2022 grazie al piano di investimento da 5 miliardi previsto per l’Italia (1 per la Campania, ndr) che consentirà il riassorbimento delle persone che sono in cassa integrazione».

I lavori di ristrutturazione sono già cominciati, a cominciare dal reparto di verniciatura. E, come ha sottolineato Gorlier: «A dispetto delle fake news che ogni tanto incomprensibilmente circolano tutti gli investimenti stanno partendo. La centralità di Pomigliano è fuori discussione, oggi più che mai questa fabbrica di eccellenza è proiettata verso il futuro sia per i prodotti che qui si costruiscono e si costruiranno, sia per la crescita e la formazione delle persone che vi lavorano, in un ambiente industriale che sempre di più abbina innovazione e sostenibilità». Oltre alla Panda Hybrid, nello storico stabilimento campano verrà dunque prodotto un modello cruciale del brand Alfa Romeo: il c-suv “Tonale” (presentato al salone di Ginevra dello scorso anno), ovvero il primo modello ibrido plug-in del marchio, che appare destinato a riscrivere le regole del segmento (attualmente in maggiore crescita), grazie al felice incontro tra le più evolute tecnologie e il proverbiale stile del biscione. Inevitabile un passaggio sui problemi creati dal Coronavirus: «Al momento non abbiamo interruzioni di produzione, anzi», ha detto il Coo Emea Region di Fca a margine della manifestazione, rispondendo ai giornalisti. Aggiungendo: «Fino ad una settimana fa ci occupavamo soprattutto della parte cinese, ora siamo riusciti fondamentalmente a superare quella crisi. Ovviamente ogni giorno ci sono aggiornamenti e ora stiamo monitorando la situazione italiana ma siamo fiduciosi di riuscire a superare tutti i problemi».

All’incontro “Una storia di successo e tecnologia a Pomigliano”, ha preso parte anche Rocco Palombella, segretario generale Uilm: «In questo modo – ha detto riferendosi agli investimenti – sarà possibile arrivare alla piena saturazione dell’occupazione, superando così il ricorso agli ammortizzatori sociali». Il sindacalista ha pure ricordato: «Lo stabilimento di Pomigliano non è solo una fabbrica storica che produce vetture dal 1972, ma anche una vera e propria eccellenza: è stata difatti la prima a essere qualificata “gold”, e tuttora ha il primato nel punteggio Wcm, che misura qualità e produttività. Siamo felici che gli accordi sindacali fatti in questi anni stiano contribuendo alla salvaguardia di questo gruppo». Grazie anche al nuovo modello operativo, lo stabilimento ha raggiunto alti livelli di efficienza, vi lavorano 4.489 persone (359 impiegati) che producono 920 vetture al giorno.

Notevole pure l’impegno sul fronte dei veicoli elettrificati, anche grazie a partnership come quelle con Enel X e Engie. Le buone notizie giunte da Pomigliano hanno incontrato la soddisfazione dei lavoratori come degli economisti: «Dire che si è contenti sarebbe riduttivo, persino un eufemismo – dice al Riformista il professor Claudio Quintano, docente di Statistica economica al Suor Orsola Benincasa – vista la rilevanza del settore, dell’azienda, del territorio e la particolarità del momento storico. È stata fatta una scelta non facile, peraltro da un gruppo che non è più solo Fiat, in una situazione delicata e con la crisi ancora in corso, dunque un riconoscimento assai significativo e di grande serietà». L’ex rettore della Parthenope guarda verso l’orizzonte: «Da un punto di vista psicologico è una cosa impagabile, un segnale per tutti. E poi, ovviamente ci sono tutte le ricadute, dall’indotto, anche quello tecnico, alla preziosa opportunità di attivare il fondamentale fenomeno di transizione scuola-lavoro sull’esempio tedesco e ancor di più quello francese, con il necessario interfaccia universitario. E poi c’è la formazione permanente, che per l’appunto può avvenire solo nelle grandi aziende. Insomma, molto più di una buona notizia».