È un lungo sfogo quello che Giuseppe Oliviero Vice Presidente Nazionale di CNA e Presidente di CNA Campania Nord affida a “Il Riformista”:”E’ bene dire da subito che non esiste alcuna possibilità di affrontare e di superare alcuna crisi, che sia sociale oppure economica, se si continuano a diramare decreti che nella maggior parte dei casi disattendono quanto viene pubblicamente annunciato, ai quali, fatto ancora più grave, si aggiungono decreti dei governi regionali; sono più di 110 i decreti regionali che si sommano a quelli nazionali. Le misure messe in campo non soddisfano le richieste e le esigenze che vengono avanzate dal mondo delle micro, piccole e medie imprese, di certo non soddisfano la CNA! Abbiamo da tempo avanzato proposte frutto di analisi e studi approfonditi per sostenere e coadiuvare il decisore politico, questo sia in ambito Nazionale che Regionale, siamo costretti invece a registrare atti amministrativi che palesano un’allarmante incapacità di riconoscere le reali esigenze del tessuto economico del nostro territorio. La nostra proposta di individuare in Campania una cabina di regia a supporto delle Imprese per l’attivazione di strumenti per far convergere le diverse iniziative ante Covid in un unico serbatoio di sviluppo di politiche per superare l’emergenza e per programmare la fase di riapertura, che tenga conto delle specificità di ogni settore, non ha avuto riscontro. La mancanza di un coinvolgimento delle rappresentanze del mondo produttivo delle micro, piccole e medie imprese, ha determinato l’individuazione di misure che sono di difficile applicazione depotenziando la ripresa delle attività.”

L’analisi della situazione economica e sociale è impietosa ma Oliviero si spinge ad immaginare una soluzione possibile:”serve un semplice strumento di partecipazione dotato di tutte le competenze necessarie per rispondere immediatamente alle necessità del sistema produttivo, superando la ormai insopportabile formalità degli incontri che si tengono a valle di decisioni già assunte. E’ evidente che l’emergenza sanitaria debba essere la priorità assoluta, è obiettivo primario anche delle imprese, ma dal momento che si organizza la ripartenza economica è altrettanto evidente che non si possono accettare le modalità che il decisore politico sta attuando, emanando decreti inapplicabili, al solo scopo di rispondere a logiche di consenso e non alle reali esigenze che la grave condizione d’emergenza pone.
Per entrare nel merito sul piano Regionale occorrono da subito:
• contributo a fondo perduto per i codici Ateco esclusi dalle precedenti misure ed obbligate a esercitare attività senza che ci fosse un mercato di riferimento;
• radicale riduzione della pressione burocratica;
• attivazione un piano straordinario di investimenti infrastrutturali;
• sospensione di tutti i pagamenti dei tributi locali;
• incentivi per gli investimenti sulla sicurezza sanitaria;
• pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione,
• deroga al codice degli appalti da porre con determinazione al tavolo nazionale;
• sostegno immediato al turismo ed al commercio.
I tedeschi hanno definito questo momento come un coma artificiale ed assistito, in Italia più che di coma assistito si tratta di un trauma grave amplificato da una disgregazione amministrativa che palesa tutti i limiti di un assetto istituzionale non più in grado di affrontare le sfide conseguenti le emergenze ma anche conseguenti i nuovi scenari globali che si manifestano. E’ ora di investire sulle filiere strategiche che devono rafforzare le produzioni autonome tali da garantire un’autonoma risposta del nostro Paese alle crisi. E’ ora di innescare straordinari investimenti a sostegno dell’industria ecosostenibile e della catena di valore rappresentata dall’economia circolare, ambiti nei quali la creatività e il saper fare italiano rappresentano un punto di forza in grado di competere con le grandi economie mondiali.”

Ecco, in conclusione, il monito che le associazioni datoriali lanciano alle istituzioni:”la politica ha la responsabilità di dare risposte immediate, di attivare interventi rapidi e di non lasciare solo nessun imprenditore.
La politica ha la responsabilità e l’obbligo di salvaguardare un patrimonio economico ma anche sociale costituito da milioni di piccole imprese che pagano il prezzo più alto alla crisi.
La politica- conclude Oliviero- ha l’obbligo di essere visionaria e ha la responsabilità di superare logiche di parte che producono obiettivi a breve termine capaci solo di rispondere a logiche di consenso delle quali proprio non se ne sente il bisogno.”È un lungo sfogo quello che Giuseppe Oliviero Vice Presidente Nazionale di CNA e Presidente di CNA Campania Nord affida a “Il Riformista”:”E’ bene dire da subito che non esiste alcuna possibilità di affrontare e di superare alcuna crisi, che sia sociale oppure economica, se si continuano a diramare decreti che nella maggior parte dei casi disattendono quanto viene pubblicamente annunciato, ai quali, fatto ancora più grave, si aggiungono decreti dei governi regionali; sono più di 110 i decreti regionali che si sommano a quelli nazionali. Le misure messe in campo non soddisfano le richieste e le esigenze che vengono avanzate dal mondo delle micro, piccole e medie imprese, di certo non soddisfano la CNA! Abbiamo da tempo avanzato proposte frutto di analisi e studi approfonditi per sostenere e coadiuvare il decisore politico, questo sia in ambito Nazionale che Regionale, siamo costretti invece a registrare atti amministrativi che palesano un’allarmante incapacità di riconoscere le reali esigenze del tessuto economico del nostro territorio. La nostra proposta di individuare in Campania una cabina di regia a supporto delle Imprese per l’attivazione di strumenti per far convergere le diverse iniziative ante Covid in un unico serbatoio di sviluppo di politiche per superare l’emergenza e per programmare la fase di riapertura, che tenga conto delle specificità di ogni settore, non ha avuto riscontro. La mancanza di un coinvolgimento delle rappresentanze del mondo produttivo delle micro, piccole e medie imprese, ha determinato l’individuazione di misure che sono di difficile applicazione depotenziando la ripresa delle attività.”

L’analisi della situazione economica e sociale è impietosa ma Oliviero si spinge ad immaginare una soluzione possibile:”serve un semplice strumento di partecipazione dotato di tutte le competenze necessarie per rispondere immediatamente alle necessità del sistema produttivo, superando la ormai insopportabile formalità degli incontri che si tengono a valle di decisioni già assunte. E’ evidente che l’emergenza sanitaria debba essere la priorità assoluta, è obiettivo primario anche delle imprese, ma dal momento che si organizza la ripartenza economica è altrettanto evidente che non si possono accettare le modalità che il decisore politico sta attuando, emanando decreti inapplicabili, al solo scopo di rispondere a logiche di consenso e non alle reali esigenze che la grave condizione d’emergenza pone.
Per entrare nel merito sul piano Regionale occorrono da subito:
• contributo a fondo perduto per i codici Ateco esclusi dalle precedenti misure ed obbligate a esercitare attività senza che ci fosse un mercato di riferimento;
• radicale riduzione della pressione burocratica;
• attivazione un piano straordinario di investimenti infrastrutturali;
• sospensione di tutti i pagamenti dei tributi locali;
• incentivi per gli investimenti sulla sicurezza sanitaria;
• pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione,
• deroga al codice degli appalti da porre con determinazione al tavolo nazionale;
• sostegno immediato al turismo ed al commercio.
I tedeschi hanno definito questo momento come un coma artificiale ed assistito, in Italia più che di coma assistito si tratta di un trauma grave amplificato da una disgregazione amministrativa che palesa tutti i limiti di un assetto istituzionale non più in grado di affrontare le sfide conseguenti le emergenze ma anche conseguenti i nuovi scenari globali che si manifestano. E’ ora di investire sulle filiere strategiche che devono rafforzare le produzioni autonome tali da garantire un’autonoma risposta del nostro Paese alle crisi. E’ ora di innescare straordinari investimenti a sostegno dell’industria ecosostenibile e della catena di valore rappresentata dall’economia circolare, ambiti nei quali la creatività e il saper fare italiano rappresentano un punto di forza in grado di competere con le grandi economie mondiali.”

Ecco, in conclusione, il monito che le associazioni datoriali lanciano alle istituzioni:”la politica ha la responsabilità di dare risposte immediate, di attivare interventi rapidi e di non lasciare solo nessun imprenditore.
La politica ha la responsabilità e l’obbligo di salvaguardare un patrimonio economico ma anche sociale costituito da milioni di piccole imprese che pagano il prezzo più alto alla crisi.
La politica- conclude Oliviero- ha l’obbligo di essere visionaria e ha la responsabilità di superare logiche di parte che producono obiettivi a breve termine capaci solo di rispondere a logiche di consenso delle quali proprio non se ne sente il bisogno.”