Gli inquirenti ipotizzano scelte amministrative che non avrebbero consentito il raggiungimento di obiettivi e standard europei e tornano a puntare la lente sulla ciclica emergenza campana dei rifiuti. Nell’ambito del nuovo fronte di indagine aperto in materia di reati ambientali la Procura di Napoli dispone interrogatori e perquisizioni. E da ieri una nuova tempesta giudiziaria rischia di abbattersi su rappresentanti di Comune e Regione.

L’inchiesta si dirama su quattro binari: raccolta differenziata, smaltimento delle ecoballe, impianti di compostaggio, siti di stoccaggio. E a vario titolo, ciascuno per la propria sfera di compenza, punta la lente su amministratori pubblici, tecnici e manager. Ventitré indagati in tutto, destinatari di un invito a comparire. Tra loro il vicepresidente della Regione con delega all’Ambiente Fulvio Bonavitacola, l’assessore all’Ambiente e già vicesindaco del Comune di Napoli Raffaele Del Giudice, l’ex amministratore unico di Asìa Francesco Iacotucci, che a novembre scorso fu congedato e lasciò amareggiato la guida della società municipalizzata che si occupa della gestione dei rifiuti. E ci sono, tra gli altri, Francesco Mascolo, direttore generale dell’Asìa, e Gabriele Gargano, amministratore unico della Sapna, la società partecipata della Città Metropolitana nel settore dei rifiuti e gestione degli Stir.

L’ipotesi di reato è omissione in atti d’ufficio. Ci sono stati ritardi o mancanze che hanno determinato politiche fallimentari e risultati che sono costati all’Italia il pagamento di multe per 190 milioni di euro all’Unione europea? È attorno a questo quesito che si snoda l’inchiesta. Indagine ancora allo stato embrionale affidata i magistrati del pool reati ambientali della Procura guidata da Giovanni Melillo e con il coordinamento degli aggiunti Sergio Amato e Nunzio Fragliasso. A breve i ventitré indagati saranno ascoltati dai magistrati titolari del fascicolo per chiarire le proprie posizioni, spiegare le proprie scelte amministrative, approfondire aspetti della gestione finita sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Intanto ieri mattina sono state disposte anche perquisizioni negli uffici di Asìa e Sapna.

I carabinieri del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri e i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno acquisito un’ampia documentazione su delega della Procura. Si spazia sugli ultimi anni di gestione di una crisi che in Campania si ripropone ciclicamente. Nelle ultime settimane molte strade della città e della periferia sono tornate a essere occupate da cumuli di immondizia. E mentre la cronaca racconta disagi e allarmi, la Procura comincia una nuova indagine. Si va a ritroso nel tempo e nell’analisi delle decisioni strategiche da parte di amministratori e dirigenti pubblici.

Si indaga sulla adeguatezza degli impianti e sulle scelte in fatto di gestione e investimenti in un settore da sempre complesso e delicato come quello dei rifiuti. E l’area in cui si muove, dicevamo, è quella tracciata dalle quattro direzione a cui guarda l’indagine: gli obiettivi in fatto di raccolta differenziata, lo smaltimento delle ecoballe, la mancata realizzazione di impianti di compostaggio e la mancata realizzazione di siti di stoccaggio al servizio degli Stir nella Città Metropolitana.