Perché non coinvolgere appieno nel contrasto al contagio da coronavirus i Policlinici Universitari napoletani? È quanto chiedono in una nota diretta al presidente della Regione Campania e alla Task Force Regionale di contrasto al Covid-19 le sigle sindacali della CGIL Campania. A firmare il comunicato Nicola Ricci (CGIL Campania), Alfredo Garzi (Funzione Pubblica CGIL Campania), Giosuè Di Maro (FP CGIL Medici) e Ottavio De Luca (FLC CGIL Campania).

Quella che i firmatari propongono è quindi un’implementazione dei presidi e dei posti letto per la gestione dell’emergenza. Una soluzione immediata, secondo i promotori, che citano i due Policlinici Universitari di Napoli, al momento didatticamente fermi viste lo stop alle attività universitarie.

“È evidente – si legge nella nota – che se la situazione epidemiologica legata all’emergenza da diffusione del Sars-CoV-2 dovesse improvvisamente precipitare, in previsione del picco che è previsto nelle prossime settimane, lo sforzo messo in atto non sarà sufficiente a fronteggiarla, in particolare nel territorio più densamente popolato quale è l’area metropolitana di Napoli”. Secondo i firmatari la corsa contro il tempo della lotta al contagio – nella ricognizione e destinazione di aree – si scontra con le criticità strutturali della rete ospedaliera pubblica. “In questo contesto – propongono allora i rappresentanti sindacali – i due Policlinici Universitari, con una disponibilità complessiva di circa 1000 posti letto, con assenza di un Pronto Soccorso caso unico in Italia, ad esclusione del PS ostetrico della Federico II, non sono stati coinvolti appieno e ciò risulta del tutto incomprensibile nel corso di una crisi emergenziale epidemica di tale portata”. E quindi argomentano: “La situazione appare ancora più incomprensibile tenuto conto che i circa 1000 posti letto sono per la maggior parte attualmente inutilizzati essendo sospese, per effetto dei decreti governativi e delle ordinanze regionali, le attività didattiche, l’attività ambulatoriale, il ricovero in elezione e l’attività intramoenia”. In chiusura della stessa nota, si fa notare come “nella zona collinare ospedaliera di Napoli è presente una cittadella universitaria, come alla Vanvitelli ed alla Federico II, con numerosi padiglioni distanziati da ampi viali che consentono l’accesso e la presa in carico con percorsi differenziati dei pazienti potenzialmente contagiati dalla Sars-Cov-2”.