Quarantasette anni fa, ma forse anche oggi – come dimenticarsi di «Libero» nel 2018: «Torna il colera a Napoli» – sarebbero fioccati titoli malefici sui quotidiani del Nord se i focolai di Coronavirus fossero scoppiati a Napoli o nel Napoletano. La stessa ironia sarebbe capitata probabilmente per le parrocchie locali se avessero consigliato, come accaduto nel Lodigiano e in tutto il Settentrione, di astenersi dal segno della pace o dal distribuire la comunione in bocca. Come dimenticare «Cozza nostra» su «Il Giorno» o «I microbi siamo noi» su «L’espresso» nel 1973. La cosa più tenera sarebbe stata «La Fede ai tempi del virus», parafrasando ben altra letteratura. Eppure il consiglio emanato dalla Curia metropolitana di Napoli per tutta la diocesi e le chiese suburbicarie, le diocesi della metropolia, è semplice: «Nelle celebrazioni ci si astenga dallo scambiarsi il segno della pace e distribuire la comunione eucaristica sulla mano», fa scrivere il cardinale Crescenzio Sepe.

E si ripete ogni qualvolta ci siano allarmi epidemiologici nel nostro Paese, ma anche per molto meno. Era avvenuto, per esempio, anche negli anni più caldi dell’Aids o per altri virus virulenti. È un
modo di essere vicini ai fedeli. Molti sacerdoti ci avevano già pensato, anche se le indicazioni del cardinale Sepe diventano ora dirimenti, almeno nel Napoletano. Tanto è vero che in molte parrocchie della regione, confrontandosi con i fedeli, i parroci hanno già cominciato da alcune settimane a distribuire la comunione esclusivamente in mano. A Limatola, nella parrocchia di San Biagio, sono andati oltre. Nella messa feriale delle 17, il parroco don Pietro De Felice recita una preghiera per tutti i malati di Coronavirus e contro l’epidemia. «Trovo giusto essere più attenti nella
distribuzione della comunione, pregare e chiedere la protezione celeste sulle nostre terre – spiega il sacerdote – Avevo pensato di organizzare anche una processione con San Rocco che storicamente ci protegge contro la peste e le nuove malattie. Il corteo sarebbe un modo di unire la comunità nella preghiera, invitandola ad affidarsi al Signore e stare più attenta.Qualcuno però potrebbe pensare che non ci sono più speranze. Per evitare allarmismi ho lasciato perdere».

Il bollettino dell’Arcidiocesi spiega che si tratta di «alcune indicazioni ispirate alla prudenza, avvertendo, con estrema serenità e senza alcun allarmismo, il dovere di una piena collaborazione con le competenti autorità». Inoltre, «è opportuno assumere comportamenti rispettosi delle norme di igiene negli oratori, nelle mense, nei centri Caritas, nelle aule catechistiche e nelle assemblee parrocchiali». La presa di posizione arriva alla luce delle indicazioni della Conferenza episcopale italiana «sulla necessità di tutelare la salute pubblica». La fede si adegua ai cambiamenti e resiste.