Ormai è scontro tra avvocati e magistrati. La paura del coronavirus, le notizie sui primi avvocati contagiati dei giorni scorsi, alcune cancellerie con scrivanie a mo’ di barricate per costringere gli avvocati e chiunque entrava a tenere la distanza di sicurezza, le scelte dei vertici degli uffici giudiziari di questi giorni, gli interventi di sanificazione, la burocrazia e i tempi. Tutto è entrato in un calderone di polemiche e posizioni su fronti opposti fino alla rottura, ieri sera, quando dopo una giornata di confronti e incontri i vertici degli uffici giudiziari hanno deciso di non sospendere le attività a Palazzo di Giustizia (programmando per il prossimo fine settimana altri interventi di igienizzazione e ottenendo dalla Regione supporto per forniture di materiale igienizzante) e il consiglio dell’Ordine degli avvocati ha invece proclamato astensione da oggi all’undici marzo (una dura presa di posizione contro misure definite “insufficienti e mortificanti per l’avvocatura”). Lo strappo si è consumato con la decisione degli avvocati di scioperare dopo l’incontro con presidenti di Tribunale, Corte di Appello e Procura generale e con il governatore De Luca, il prefetto Valentini e il manager Asl Verdoliva.

I primi malumori erano emersi già in mattina ieri, quando gli avvocati, con il presidente dell’ordine forense Antonio Tafuri in primis, avevano espresso perplessità per il modo con cui si è affrontata l’emergenza da coronavirus. In mattinata è poi accaduto che un gruppo di avvocati (tra cui noti penalisti come, tra gli altri, Giovanni Esposito Fariello, Claudio Davino, Romolo Vignola, Domenico Lo Iacono, Antonella Genovino) abbia chiesto al giudice di udienza, in Corte di assise di appello, di avere rassicurazioni sulla igienizzazione svolta nelle aule chiedendo un rinvio del processo. Ed è finita che il giudice (Romano, a latere Taddeo) ha firmato un’ordinanza con cui si è rinviata l’udienza ma si è disposta la trasmissione del verbale in Procura oltre che al Consiglio dell’Ordine per procedere eventualmente nei confronti dei penalisti.

Il processo è quello sulla faida di Mugnano, guerra di camorra dei primi anni Novanta, con imputati ormai tutti a piede libero per queste accuse, anche se detenuti per altro, ed è un processo che fu annullato nel 2014 dalla Cassazione con rinvio a un nuovo processo di appello, cominciato ieri dopo sei anni di attesa. “Non c’era urgenza di celebrare il processo, per questo in mancanza di rassicurazioni avevamo chiesto un rinvio” hanno spiegato i penalisti. Al di là, inoltre, di una questione tecnica legata al malfunzionamento del collegamento in videoconferenza con i boss imputati, che pure era stato sollevato dai difensori. Si vedrà. Insomma ieri la settimana si è aperta nel segno delle tensioni in Tribunale. Alle 11 del mattino c’è stato un primo incontro tra avvocati e magistrati e anche in quel caso ci sono stati momenti di confronto animato, di toni accesi. Fino alla riunione con governatore e prefetto di ieri pomeriggio.

I magistrati credevano risolta la questione e invece, poche decine di minuti dopo, è arrivata la delibera del Consiglio forense: gli avvocati sono in sciopero dal 3 all’11 marzo. Amara la replica firmata dai vertici degli uffici giudiziari, in particolare dal presidente della Corte di Appello de Carolis, dal procuratore generale Riello, dall’avvocato generale Gialamella. “Stupisce e addolora” dicono a proposito della scelta del presidente del Consiglio dell’ordine di Napoli di deliberare con la giunta lo sciopero. “Una aprioristica astensione” dicono i magistrati.