Domani, domenica 23 febbraio, oltre 350mila elettori napoletani saranno chiamati alle urne per eleggere il proprio rappresentate in Senato che prenda il posto di Franco Ortolani, il senatore del Movimento Cinque Stelle venuto a mancare lo scorso 22 novembre. La tornata suppletiva riguarda il collegio senatoriale Campania 7 che abbraccia 14 quartiere dell’area nord orientale: Vomero, Arenella, Barra, San Giovanni a Teduccio, Miano, Piscinola-Marianella, Poggioreale, Ponticelli, San Carlo all’Arena, San Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria e Gianturco. A contendersi il seggio di Palazzo Madama sono cinque candidati: il giornalista Sandro Ruotolo supportato da un’ampia coalizione di centrosinistra formata da Partito democratico, Liberi e Uguali, Italia viva e DeMa ma che sulla scheda non avrà alcun logo di partito ma un simbolo creato per l’occasione “Napoli con Ruotolo”; il consigliere comunale di Forza Italia Salvatore Guangi, supportato anche dalla Lega e da Fratelli d’Italia; l’ingegnere Luigi Napolitano per il Movimento Cinque Stelle, scelto da 708 iscritti sulla piattaforma Rousseau; lo storico Giuseppe Aragno per Potere al popolo e l’avvocato Riccardo Guarino per Rinascimento partenopeo.

Quella napoletana sarà la prima delle tre consultazioni suppletive in programma. La domenica successiva, il 1° marzo, a Roma si sceglierà il successore di Paolo Gentiloni, nominato commissario europeo per l’economia, mentre l’8 marzo in Umbria si voterà per eleggere il sostituto di Donatella Tesei, oggi presidente della Regione. Questo voto ha un duplice valore: da un lato potrebbe essere l’occasione per il governo di rinsaldare al Senato la propria maggioranza, sempre più incerta dopo le minacce di crisi ventilate dalla flotta renziana di Italia Viva; dall’altro servirà ai partiti per testare la tenuta propria e di eventuali coalizioni in vista del voto amministrativo di maggio. Soprattutto in Campania, dove il risultato del voto imporrà ai partiti la strategia da adottare nelle prossime settimane per le elezioni regionali. Nessun esito è scontato, fatto salvo quello che riguarda l’affluenza. Come denunciato dagli stessi candidati, infatti, in pochi in città sono a conoscenza dell’appuntamento elettorale e ciò fa temere che l’affluenza si fermi a livelli bassissimi, intorno al 20%, mentre alle ultime elezioni aveva votato quasi il 61% degli aventi diritto.

Ma quello sulla partecipazione non sarà, con ogni probabilità, l’unico dato in controtendenza rispetto al 4 marzo 2018. Quel collegio, come mostra il grafico, fu vinto dal Movimento Cinque Stelle con ampio margine, il 53,2%, quarto miglior risultato a livello nazionale. Tra quel voto e quello di domani, però, il Movimento ha attraversato una profonda crisi e due esperienze di governo che lo hanno indebolito. Alle ultime elezioni in ordine cronologico, quelle regionali, i pentastellati sono crollati sotto la soglia del 10%: in Calabria al 6% e in Emilia Romagna al 4,74%. Certo, tra il voto nazionale e quello locale il Movimento ha sempre registrato ampi margini di distanza ma è anche vero che il voto di domenica, rappresentando un unicum territoriale, non godrà della spinta nazionale. Difficilmente l’ingegnere Napolitano riuscirà a difendere il collegio eppure la percentuale di consensi che raccoglierà peserà, e non poco, sui futuri accordi. I poteri di forza in campo nella trattativa con il Partito democratico per le elezioni regionali, infatti, si bilanceranno sulla scorta del risultato che emergerà domenica. Insomma, se anche nel collegio napoletano il Movimento dovesse crollare sotto la soglia del 20%, perché il centrosinistra dovrebbe piegarsi al diktat di una candidatura filo grillina per le elezioni regionali?

Il centrosinistra però attende il risultato di domenica non solo per valutare il peso dei possibili alleati futuri, ma anche per testare la solidità della nuova coalizione allargata. Il punto di partenza nel collegio per il centrosinistra è quel 20% conquistato nel 2018 da Pd, +Europa, Insieme e Civica popolare (16,39%) più il 3,9% di Liberi e Uguali. Oggi però la coalizione di centrosinistra, rappresentata dalla candidatura civica di Ruotolo, può contare anche sul supporto del sindaco De Magistris. L’ultimo test elettorale del primo cittadino risale al giugno 2016 quando, al primo turno, raccolse più del 40% dei consensi contro il 21% del Pd. Ma ora, dopo altri cinque anni di gestione di una città sull’orlo del default, DeMa quanti voti sarà in grado di portare in dono alla coalizione?

Se la possibile vittoria di Ruotolo dovesse fermarsi al di sotto del 30%, il peso del sindaco nel risultato finale sarebbe marginale, anche alla luce del fisiologico flusso di voti in uscita dal bacino del Movimento Cinque Stelle.

Infine c’è la partita interna al centrodestra. Qui il candidato in campo è lo stesso del 2018: Salvatore Guangi il consigliere più votato alle comunali tra le fila del centrodestra dopo Mara Carfagna. Alle elezioni politiche, pur classificandosi secondo, raccolse appena il 22% dei voti, quasi tutti appannaggio di Forza Italia (16,71%). L’esito del voto di domenica non permetterà di valutare il peso dei singoli partiti interni al centrodestra ma, se la coalizione non scivolerà sotto il 25%, vorrà dire che i movimenti interni tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia non avranno intaccato il patrimonio elettorale in città.