L’importante non è vincere, ma partecipare. A leggere l’intervista rilasciata ieri al Riformista, sembra essere questo lo spirito con cui il candidato del centrodestra alle suppletive si appresta ad affrontare la prova delle urne. Consapevole che il voto del 23 febbraio rappresenta un test rilevante e significativo per le prossime regionali, Salvatore Guangi evidenzia che gli altri candidati, benché apparentemente ben supportati, non sono in vero vantaggio. In realtà, con questo giro di parole, dimostra di essere poco convinto di potercela fare. In effetti, nell’attuale panorama politico, particolarmente in evoluzione in questi ultimi giorni per la disgregazione del M5S, la sostanziale parità dei candidati è intuibile e scontata.

Perciò uno spirito alla de Coubertin non sembra essere adeguato. Ed è assai difficile che, con queste premesse, al fianco del candidato della destra nella campagna elettorale per le suppletive possano scendere in campo Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, come gli appartenenti a quel mondo politico si aspettano. Eppure, nella città di Napoli, il senso di appartenenza alla società civile di numerosi elettori, in discontinuità con l’attuale amministrazione comunale, rende più concrete le aspettative di Guangi. Il problema, per il candidato di centrodestra è credere nella forza di un elettorato attento e prudente che qui vuole lanciare un messaggio a chi (non) ha governato Napoli.