Una coppia di commercianti cinesi regala ai passanti le scorte di mascherine chirurgiche in giacenza nel loro negozio, mentre due imprenditrici del tessile confezionano mascherine in tessuto che donano ad una casa di riposo per anziani.

Prima ancora che si registrassero i casi di coronavirus in Italia, dilagante è stato il fenomeno di atti di violenza e razzismo contro la comunità cinese. Era il 27 febbraio quando a Napoli la comunità cinese decise di chiudere tutti gli esercizi commerciali. Un cartello posto sulle serrande dei negozi avvisava i clienti che, autonomamente, la comunità cinese avrebbe rispettato un periodo di quarantena sino al 15 marzo.

Il panico tra la gente, generato dal diffondersi del virus Covid 19, aveva fatto sì che più nessuno entrasse in quei negozi che, sorti come i funghi nel corso degli anni, erano presi d’assalto da chiunque fosse alla ricerca di prodotti di tecnologia e di minuteria di ogni genere.

Il governo italiano, in quel periodo, non aveva ancora emanato alcuna ordinanza restrittiva, volta al contenimento del rischio contagio virus, in quanto ancora non era stato registrato alcun caso in Italia.
L’epidemia sembrava così lontana e nessuno avrebbe mai immaginato che, di lì a poco, anche in Italia ci saremmo dovuti difendere da una forma di influenza letale così subdola ed invisibile.

Eddy e Cristina, una coppia di coniugi cinesi, che da anni hanno la loro attività commerciale in via Campana a Pozzuoli, nel gennaio scorso, erano distrutti dal dolore. I loro tre figli minori erano andati in Cina per partecipare ai festeggiamenti del Capodanno cinese e non avevano fatto più ritorno a casa perché, proprio in quei giorni, da Wuhan a Pechino era scoppiata l’epidemia in tutta la Repubblica Popolare.

Nel loro negozio, un tempo preso d’assalto da tanti clienti, non entrava anima viva ed anche loro, benché nella regione Campania non si fosse registrato alcun caso di contagio, vistisi alle strette, aderirono all’invito della comunità cinese presente a Napoli e provincia nel chiudere l’attività commerciale.

Il diffondersi nel mondo dell’epidemia da contagio del Covid 19, ha fatto sì che l’Organizzazione mondiale della Sanità dichiarasse lo stato di pandemia da coronavirus; in Italia sono stati emanati dal governo vari decreti ministeriali, che dispongono misure urgenti e restrittive per contenere il rischio contagio ed in Campania, ad integrazione di quanto disposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, il Governatore Vincenzo De Luca, a sua volta, ha diffuso un’ordinanza per arginare quanto più possibile il rischio di contagio.

Solo di pochi giorni fa è la notizia che una equipe di medici cinesi, esperti nella ricerca del Covid-19, è giunta in Italia per portare il proprio contributo per la ricerca e la gestione del diffondersi del virus. Sull’aereo sul quale viaggiavano, tonnellate di presidi medici tra cui ventilatori polmonari, tute protettive, guanti, mascherine, quest’ultime introvabili nelle farmacie, oppure vendute da commercianti senza scrupoli con manovre speculative a prezzi triplicati.

Ed Eddy e Cristina? Beh, in attesa di poter riabbracciare i loro figli che non vedono da gennaio, non si sono persi d’animo, tutte le scorte di mascherine chirurgiche che avevano in negozio le hanno regalate agli abitanti di Pozzuoli, distribuendole alle persone che incontravano sul loro cammino mentre andavano a fare la spesa, così come hanno fatto con le successive forniture che gli erano giunte dalla Cina, compiendo un gesto di grande altruismo e di vicinanza per gli abitanti del Comune che da anni li ospita.

MASCHERINE FAI DA TE PER GLI ANZIANI – Un altro gesto di generosità è quello dimostrato da due cittadine di Pozzuoli, che hanno pensato bene, proprio quando la Lombardia era stata dichiarata “zona rossa”, di raccogliere l’appello disperato di una casa di riposo per anziani, che lamentava la totale assenza di mascherine da poter far utilizzare ai propri ospiti.

Comprese le difficoltà, hanno deciso di realizzare delle mascherine in stoffa totalmente riutilizzabili, ovviamente, non classificabili come presidi medici ma, di sicuro, una valida alternativa di protezione per se stessi e per gli altri, soprattutto in assenza di quelle omologate.

Grazie all’ingegnosità femminile, infatti, le due imprenditrici, con il manifestarsi dei primi focolai dell’epidemia al nord Italia, hanno prodotto circa 500 mascherine di tessuto di jeans leggero e tela di lino dove, grazie ad un piccolo taschino creato al suo interno, è possibile inserire dei dischetti di cotone intercambiabili, del tipo utilizzato per struccarsi. Con l’aiuto delle dipendenti della loro ditta, hanno messo da parte la produzione di confezioni sartoriali, destinate alla vendita, per dedicarsi alla realizzazione delle mascherine. Ben 200 pezzi di quelle realizzate, completamente riciclabili, in quanto basta lavarle per poterle riutilizzare, sono state donate ad una casa di riposo in Lombardia, mentre le altre 300 sono state consegnate alle dipendenti che, a loro volta, le hanno distribuite tra amici e parenti, almeno per tamponare l’assenza sul mercato di quelle rientranti nella categoria sotto il nome di presidio medico.