Alfonso Trapuzzano: l’inspiegabile parificazione tra la giustizia civile e quella penale in termini di prescrizione fa comprendere come i presupposti dell’analisi conducano a soluzioni errate tecnicamente e sistematicamente. Il processo civile, peraltro, non mi sembra un modello da evocare: nel nostro paese uno dei peggiori danni lo fa prprio la lungaggine dei riti civili.
Voto a Davigo: 5 per il coraggio, scarso l’impegno.

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Errico Frojo: Davigo non è in grado di confrontarsi sui temi posti e anche davanti a una platea di tecnici del diritto ha continuato a sciorinare paradossi e casi limite che non rappresentano la realtà, ma contribuiscono soltanto alla disinformazione e alla mistificazione.
Voto a Davigo: 0.

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Luigi Ferrandino: Davigo, approfittando del suo ruolo e della forza mediatica, delegittima l’avvocatura. Offende il ruolo costituzionale della difesa che costituisce garanzia di legalità.
Voto a Davigo: 1, ma solo perché non c’è un voto più basso.

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Roberto Giovene di Girasole: a proposito della prescrizione, abolita dopo la sentenza di primo grado di giudizio, non si tiene conto che la stessa si applica anche ai reati perseguibili a istanza di parte, per cui si potrà restare sotto processo per un tempo indefinito anche per una querela infondata. Una situazione in cui potrà trovarsi qualsiasi cittadino, subendo tutte le conseguenze negative di un carico pendente.
Voto a Davigo: senza voto.

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Guido Picciotto: si sta dando troppa importanza al personaggio e ai suoi argomenti. Si deve distinguere il Davigo magistrato, autorevole e preparato, dal Davigo personaggio di vari talk show televisivi. Quando parla il Davigo magistrato, il dibattito è interessante. Se Davigo parla come il suo alter ego televisivo, con slogan e frasi a effetto talvolta banalizzanti se non infondate, il dibattito offrirà spunti meno entusiasmanti.
Voto a Davigo: senza voto.

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Manlio Pennino: pur di adeguarsi al sentimento giustizialista, in cerca di consensi elettorali, la politica sta travolgendo il sistema penale che nel suo originario impianto generale, pur non concepito in un periodo garantista, risultava molto più conforme al successivo dettato costituzionale.
Non si può non tenere conto di come i più alti vertici della magistratura abbiano espresso nel corso delle inaugurazioni dell’anno giudiziario dubbi e perplessità sulle riforme in itinere che pienamente condivido. Voto a Davigo: impossibile esprimere una valutazione, posso stimarlo per l’attività svolta in seno alla magistratura, ma di certo non gli riconosco un ruolo di interlocutore politico.

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Sergio Pisani: assistiamo da anni a interventi legislativi dettati più dall’urgenza di turno che da una profonda analisi di un sistema che andrebbe del tutto rivoluzionato.
Questo modus operandi, se non arginato in tempo, finirà con ottenere l’effetto contrario a quello che in buona fede si vuole ottenere.
Voto a Davigo: 3, agli avvocati 10.

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Giuseppe Landolfo: Davigo fischiato dalla gran parte dei presenti, applausi assordanti per il professore Vincenzo Maiello che ha ridimensionato il magistrato mortificandolo sia sul piano dialettico che su quello dei contenuti.
Voto a Davigo: 0.

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Antonio Del Vecchio: quella di Davigo è un aneddotica scontata che malcela una visione panpenalistica dei rapporti sociali di chiara matrice populistica. La complessità delle questioni che riguardano l’attuazione della costituzione ridotta a retorica dal talk show. Finché posizioni del genere ispireranno il legislatore, sarà sempre in agguato il pericolo che, inalberando la bandiere dell’efficientismo, si faccia olocausto delle libertà del cittadino.
Voto a Davigo: una netta insufficienza.

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Mario Fortunato: Davigo ha dismesso le vesti di operatore del diritto e veste l’anima del padre putativo del populismo strisciante e attuale. Ha capovolto il principio del diritto liberale e costituzionale sostituendolo con il cinismo dello Stato autoritario e illiberale dei regimi propri delle ex repubbliche socialiste. In alcuni accenni si intravedono segni inequivocabili del “super io” di remota memoria. Condisce le sue ricette populiste con riferimento a episodi eccezionali facendoli passare come ordinari. Finisce per dire vere e proprie inesattezze solo per colpire lo stato emotivo dell’ascoltatore.
Voto a Davigo: come giurista zero, come padre putativo delle riforme legislative non lo valuto e non lo condivido. Sarà il futuro prossimo a dare sulle iniziative legislative una sentenza senza appello.

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Andrea Abbagnano: Davigo parla per tweet senza alcuna visione di sistema. Erge a dogmi singoli episodi dalla valenza pari a zero. Voto a Davigo: 2, mentre al professore Maiello va un 10 per la sua impareggiabile lezione sul sapere contro potere e populismo.

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Gennaro De Falco: il dibattito ha messo a confronto due culture. Cioè il populismo globalizzato e autoritario di Davigo, da una parte, e la concezione aristocratica, evoluta e colta del professore Maiello, dall’altra. Proprio Maiello rappresenta ai più alti livelli la nostra cultura classica, occidentale ed europea. Voto a Davigo: senza voto, ma dieci al titanico Maiello.

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Matteo De Luca: i concetti espressi hanno rivelato una visione populistica del processo penale. L’intervento di Vincenzo Maiello ha messo Davigo ko. La funzione del difensore va protetta da questa visione autoritaria e populista della giustizia. Voto a Davigo: 4, un punto in più per il coraggio.