Un punto bisognerà pur farlo sul mondo dei murales che ingombrano sempre più le facciate dei palazzi o il primo muro scrostato a disposizione. Il panorama è sfrangiato. Si va da Mandela a Pasolini, a Che Guevara, a Fidel Castro, a Ilaria Cucchi e via via elencando eroi grandi e piccoli del nostro tempo, col graffitaro Jorit Agoch a far la parte del leone. Ma è indubbio a che splendere di luce proprio sono soprattutto i campioni della napoletanità, da Maradona a San Gennaro, a Pino Daniele, a Caruso, all’eterno Totò. I graffitari non hanno lasciato in pace neanche Eleonora Fonseca Pimentel, che da un po’ di tempo occupa di prepotenza la facciata del mercato di via Sant’Anna di Palazzo, quell’elegante edificio che l’architetto Salvatore Bisogni inserì di prepotenza nel dedalo dei Quartieri Spagnoli. Ne è autrice Leticia Mandragora che forse ha avuto il torto di rendere la sua eroina fin troppo leziosa, una ragazzina moderna dall’ampia capigliatura ricadente sullo spigolo dell’edificio, soave e sorridente, lei che fu una figura tragica di giornalista militante finita sulla forca. I Quartieri spagnoli, dal punto di vista della street art sono diventati da tempo un recinto soffocante della napoletanità, anche se non manca una incongrua e misteriosa dea Iside. Tra le figure immortalate anche quella della Tarantina, l’ultimo dei femminielli storici. Ma fino a dove è possibile condurre il gioco? Ripiegare sulle nostre glorie autoctone fino al ripiegabile? Morire di noia come se il corridoio di casa fosse intasato sino all’inverosimile dalle foto dei nostri cari? Altarini domestici coi lumini sempre accesi? Parenti Lontani e Lari protettivi che ci tengono a avvinghiati al mito di Napoli Eterna? E se provassimo a spalancare le finestre per guardare ogni tanto al di là delle mura domestiche?