Ieri, il giorno prima dell’arrivo in aula del decreto Milleproroghe, le commissioni riunite Bilancio e Affari costituzionali hanno approvato il cosiddetto emendamento salva Napoli, ovvero quella modifica all’articolo 39 che mette al riparo il Comune di Napoli dagli effetti della sentenza della Corte Costituzionale che aveva avvicinato l’orizzonte del dissesto. A ben vedere, però, la questione sui conti dei comuni, di Napoli e non solo, erano affrontate in due diversi emendamenti, il 39.061 e il 39.062. Di questi, solo il secondo è stato approvato mentre il primo è stato accantonato in attesa di riformulazione. Nel dettaglio, il primo riguarda il disavanzo e prevedeva che questo potesse essere ripianato in non più di quindici anni, a decorrere dall’esercizio 2021, in quote annuali costanti. Il secondo emendamento, invece, riguarda la disciplina del fondo di anticipazione di liquidità degli enti locali e prevede che l’eventuale peggioramento del disavanzo debba essere ripianato annualmente, a partire dal 2020. Senza però indicare un limite temporale massimo.

In sintesi, quanto approvato in commissione ieri limita fino al prossimo anno gli effetti della sentenza della Consulta e consente, in sede di rendiconto 2019, di fare ricorso alle anticipazioni di liquidità per il 2020. Il cosiddetto salva Napoli, presentato dai relatori Baldino (M5S) e Melillo (Pd), già nei giorni scorsi aveva sollevato polemiche dall’opposizione che aveva accusato il Pd di utilizzare il salvataggio dell’amministrazione de Magistris come merce di scambio in nome del patto elettorale che ha portato alla candidatura di Sandro Ruotolo. Una posizione ribadita dal deputato di Forza Italia Paolo Russo, membro della commissione Bilancio di Montecitorio.

“L’emendamento – spiega Russo- non solo chiude gli occhi su di una inefficienza gestionale che dura ormai da troppi anni ma ipoteca anche il futuro di chi sarà chiamato ad amministrare le sorti una città che de Magistris ha ridotto sul lastrico”. Prima di entrare in vigore, però, il provvedimento dovrà passare l’esame della Camera e poi quello del Senato. Oggi si parte da Montecitorio e già qui l’emendamento potrebbe subire il fuoco amico di chi, anche nel Pd, non è d’accordo con il salvataggio dei conti partenopei. A meno che il governo non chieda la fiducia. A quel punto ci sarà poco da fare. “Chiederanno il voto sul governo per nascondere questa ed altre nefandezze”, conclude Russo.