Caro Riformista,
relativamente al tema del dissesto del Comune di Napoli, occorre osservare che il locale dibattito politico rasenta i limiti del paradosso. Divisi, come si è, tra un’incapacità di amministrare da parte del sindaco de Magistris (certificata da Corte dei conti e Corte costituzionale) e giudizi sui conti espressi da ex assessori, ai quali verrebbe da chiedere quali sono state le motivazioni che non hanno consentito loro di esprimere opinioni sul dissesto quando, da amministratori comunali, ne avevano la concreta possibilità.

Eppure basterebbe dire chiaramente ai cittadini napoletani che la strada da percorrere, sebbene sia a imbuto, è quella che consente di avviare un coraggioso programma di riforme che consenta di: 1) applicare le disposizioni finanziarie e i vincoli in materia di acquisto di beni e servizi e di assunzione di personale;
2) operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate;
3) adottare modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alla liberalizzazione;
4) procedere alla dismissione o, se necessario, alla messa in liquidazione delle società partecipate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico;
5) valorizzare e dismettere quote del patrimonio immobiliare comunale;
6) modificare il regolamento delle municipalità. Forse, è giunto il momento di dire ai cittadini napoletani che nei prossimi cinque anni è possibile ridurre le tasse migliorando la qualità dei servizi pubblici.