L’incasso totale per lo Stato tocca i 130 milioni di euro e per i giovani imprenditori agricoli under 41 è forse l’occasione della vita. Giovani e green. La ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova ha inserito la vendita dei terreni incolti tra i punti qualificanti della sua mission. Finora è andata bene. I primi due lotti venduti hanno rimesso in circolo 403 terreni ubicati in prevalenza in Campania, Sicilia, Basilicata e Puglia. Un modo per far crescere al Sud quell’economia circolare integrata con altri settori produttivi, con sistemi di gestione sostenibili, energie rinnovabili.

Ora, fino al 19 aprile, è possibile manifestare l’interesse per l’acquisto di uno o più terreni attraverso il portale www.ismea.it/banca-delle-terre. Lí si trovano le indicazioni utili, preventive, per Regione, sui suoli da rigenerare. Si apre un strada più dinamica di quella degli ultimi anni. Per le aree interne della Campania un ritorno a nuove/vecchie forme di economia territoriale. L’operazione di vendita nasce all’interno della Banca delle Terre Agricole di Ismea, creata nel 2016 per sviluppare il mercato dei terreni dismessi. Una specie di Borsa del mondo agricolo depresso. L’attenzione si è comunque concentrata sin dall’inizio sulle Regioni meridionali che tutte insieme hanno il 50% dei terreni abbandonati. Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria hanno meno del 10%, evidentemente per una diversa concezione del lavoro agricolo, nonostante l’antica tradizione meridionale.

La differenza di reddito tra coltivatori del Nord e del Sud è ormai un dato di fatto. E tra le cause che hanno fatto scappare i giovani dai campi – spesso figli “istruiti” di vecchi agricoltori – ci sono la mancanza di sostegni finanziari pubblici, le difficoltà nell’uso di fonti di energia pulite, la carenza di seri programmi di agricoltura sostenibile. Quanti ettari sono stati concessi in Campania alle società energetiche per piazzarci pannelli solari o pale eoliche, piuttosto che coltivare prodotti di qualità? E sorvoliamo su tutti gli altri appezzamenti senza controllo, trasformati in discariche a cielo aperto, siti devastati e inquinati fino in profondità, in spregio a una nobile tradizione.

In un simile contesto la banca dati centralizzata si rivela utile per conoscere le caratteristiche naturali, strutturali e ambientali dei terreni da assegnare. Non meno interessante è apprendere che quei terreni appartengono a Regioni, Province, Comuni, enti pubblici che non ne hanno avuto cura. Curioso che i reggenti politici di quegli stessi enti siano poi i profeti della green economy. Potrebbero cominciare dai “beni di famiglia”, ma… I primi lotti venduti da Ismea hanno fruttato 52 milioni di euro destinati all’auto-imprenditorialità e allo sviluppo di produzioni agricole innovative. Il terzo bando finale consente ai giovani assegnatari di pagare il prezzo del terreno anche con rate semestrali o annuali, per un periodo massimo di 30 anni e si concluderà prima dell’estate. Vedremo allora se al Sud c’è davvero voglia di ritornare alla terra, ma con lo spirito degli anni 2000.